Ciao a tutte. Ho sempre avuto grosse difficoltà a definire la femminilità e ad oggi non ci sono ancora arrivata. Nella nostra società è legata a concetti come delicatezza, accoglienza, gentilezza… robe da donna angelicata insomma. Già un tacco 12 di vernice non è esattamente femminile, ma un po’ da baldracca… Sempre per stare nella dicotomia santa/puttana legata alla nostra cultura.Mentre piegavo i panni asciutti – rigorosamente non stirati – ho avuto un guizzo interno alla domanda di Mari, dell’ultima puntata (questa, NdR): “La femminilità esiste?” e mi sono precipitata qui a scrivere, che di solito mi aiuta a riflettere.
Mi son chiesta cosa è considerato femminile nelle società tribali (termine generico, me ne rendo conto), in cui magari le donne non vestono il ruolo di prede, ma di potere.
Penso che noi occidentali possiamo definire con facilità “femminile” quello che nei media ci è stato propinato come tale, pur variando le mode.
Penso che quando si parla di maschile e femminile si entri nel campo dell’attrazione fisica. E l’attrazione è qualcosa che, a ben scavare, non è affatto standardizzato secondo dei canoni estetici che ci vengono propinati. E forse chi non prova attrazione per il modello di “lui” o di “lei” di riferimento, si sente anche in imbarazzo nel palesarlo. Ad esempio: “Mi piacciono le donne pelose, le donne grasse, gli uomini che puzzano, i nasi grossi, l’uomo effemminato, ecc” sono attrazioni sconvenienti per la nostra società o perlomeno degne di sospetto. Meglio tacere.
Tornando alla femminilità, se esiste o meno, ancora non lo saprei dire, poiché de gustibus non disputandum est. Il “maschio” ha come caratteristica la forza e la “femmina” l’accoglienza? Come si sposa la nostra umanità con questa definizione legata alla mera biologia? Se parlare di maschile e femminile ha a che fare, oltre che con essenze ancestrali, anche con l’attrazione fisica e quest’ultima è assolutamente personale, come si fa a definire un modello assoluto di femminilità? O di mascolinità?Mi piacerebbe trovare dei testi a riguardo.
Ho buttato giù tutto un po’ di getto, ora torno a piegare i panni.
Potete scaricare, ascoltare o farne l’uso che volete, l’ultima puntata della stagione è disponibile da ora!
In questa puntata ci siamo dedicate ai saluti, a una serie di spunti di riflessione pre-estiva e, come di consueto, ai commenti delle notizie di Cronaca di Genere. Ci auguriamo di ritrovarci in autunno con una nuova stagione, nel frattempo ascoltatevi questa e le puntate che vi siete pers* di una stagione intensa, ma in cui è stato un piacere tenervi compagnia il sabato.
Buon ascolto e buone vacanze a tutt*!
Per scaricare la puntata cliccare qui con il tasto destro del mouse e scegliere l’opzione “salva destinazione con nome”.
L’artista della settimana che abbiamo scelto per chiudere in bellezza questa terza stagione è Imelda May, musicista e cantautrice originaria di Dublino. Inizia la sua carriera giovanissima, a sedici anni esibendosi con diverse band locali, prima di formare il proprio gruppo nel 2002. Come vi accorgerete tra poco Imelda May ha una voce limpida e decisa, dal tocco anni ‘50, tanto che è stata paragonata alla grande Billie Holiday, di cui lei stessa ripercorre le orme. Tutto questo grazie alle atmosfere vintage che ricrea nei suoi brani, non solo per i testi estremamente ironici e divertenti, ma anche per i ritmi jazzati che talvolta sconfinano nel blues, e più spesso diventano frenetici fino ad assumere un’irresistibile sound rockabilly.
I brani che vi proporremo vengono dai tre album di Imelda May:“No Turning Back” del 2003, “Love Tattoo” del 2008 e “Mayhem” del 2010.
quella di domani, sabato 8 giugno, sarà l’ultima puntata di questa stagione di Frequenze di Genere. Sarà dedicata ai saluti, a qualche spunto di riflessione pre-estivo e, naturalmente, all’ultima Cronaca di Genere per questa stagione, con l’augurio da parte nostra di tornare in autunno a tenervi compagnia ogni settimana.
Ad accompagnare i saluti di domani ci saranno le atmosfere rockabilly di Imelda May.
Anche questa terza stagione per noi è volata e vogliamo sin da ora ringraziarvi di cuore per il crescente interesse e sostegno da parte di voi tutt* al progetto Frequenze di Genere, che ci rende felici e orgogliose. Domani ci faremo compagnia per l’ultima volta prima dell’estate, come sempre dalle 13.00 alle 14.00 sulle frequenze di Radio Città Fujiko,103.1, o in streaming dal sito della radio.
Come ormai saprete già, chi non riuscisse a sintonizzarsi in tempo potrà ascoltare la puntata dal nostro blog. Vi aspettiamo allora per salutarci, abbracciarci virtualmente e augurare buone vacanze a chi le farà!
Con la puntata di sabato 1 giungo abbiamo concluso il ciclo dedicato alla maternità. Ricordandovi che potete ascoltare tutte le puntate del ciclo da qui, pubblichiamo la mail inviataci dalla nostra ascoltatrice Veronica che abbiamo letto in apertura dell’ultima puntata. Se anche voi volete condividere il vostro pensiero in merito ai temi trattati in questo ciclo potete farlo lasciando un commento a questo post o scrivando al nostro inidirizzo mail frequenzedigenere[at]gmail.com.
Buona lettura!
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Ciao a tutte, grazie per il vostro prezioso lavoro e grazie in particolare per questo ciclo sulla maternità, concetto alquanto denso di sfaccettature.
Vari punti in sintesi:
1 – Sto leggendo in questi giorni un libro di Esther Perel in cui si parla del rapporto di coppia, più che di maternità, tuttavia a volte accade che da una coppia si generi una nuova vita. In un passaggio Perel riflette sul fatto che da un lato oggi, nei paesi occidentali c’è un alto investimento su ciò che si ritiene debba essere l’educazione dei figli, mentre in contemporanea gran parte di “ciò che serve” alla crescita dei bambini e delle bambine, non è garantito dalle istituzioni. Le famiglie e in particolar modo le madri si ritrovano quindi questo carico oggettivo ed emotivo di dover essere all’altezza delle aspettative di una società che vuole che ci si prenda cura dell’infanzia in un certo modo, senza però farlo a livello istituzionale di default.
2 – Il concetto (ammirevole) di decrescita spesso ricade sulle spalle delle madri che si ritrovano sole a casa a gestire la prole e ad autoprodurre senza essere pagate in denaro per farlo. continua a leggere »
L’artista che abbiamo scelto questa settimana per voi è Gianna Nannini, senese classe 1954, che può essere definita senza timore di smentita “la signora del rock italiano”. Dopo gli studi di pianoforte al Conservatorio di Lucca, esordisce ufficialmente nel mondo della musica con la pubblicazione dell’album “Gianna Nannini” nel 1976 e da quel momento la sua stella non si è mai eclissata. Il primo singolo di grande successo della rocker è sicuramente “America”del 1979, brano anticonvenzionale dedicato all’autoerotismo femminile, argomento tutt’ora oggetto di tabù. Molti dei pezzi della Nannini sono diventati capisaldi della musica italiana: si pensi a “Fotoromanza”, “Bello e Impossibile”, “Profumo”. Donna controcorrente e lontana dagli stereotipi, ha sempre difeso con tenacia la sua vitaprivata,limitandosi a definirsi bisessuale in una controversa intervista rilasciata nel 2002, ma rifiutandosi sempre di fornire ulteriori dettagli e di dare in pasto la sua privacy alla stampa. continua a leggere »
E’ disponibile all’ascolto la puntata di oggi, contenente un’intervista a Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica, co-autrice, insieme a Chiara Lalli, del libro “Il legislatore cieco. I paradossi della legge 40 sulla fecondazione assistita“, pubblicato da Editori Riuniti. Abbiamo ripercorso insieme a lei la storia e l’iter della Legge n. 40 del 19 febbraio 2004, che disciplina in materia di procreazione assistita, e in particolare abbiamo cercato di comprendere come questa sia cambiata dopo le innumerevoli bocciature europee e le sentenze della corte costituzionale. Cosa è possibile fare oggi in Italia se si hanno problemi ad avere un figlio?
A seguire la Cronaca di Genere.
Buona ascolto!
Per scaricare la puntata cliccare qui con il tasto destro del mouse e scegliere l’opzione “salva destinazione con nome”.
durante la puntata di domani proseguiremo con il nostro ciclo sulla maternità con un’intervista a Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica, co-autrice, insieme a Chiara Lalli, del libro “Il legislatore cieco. I paradossi della legge 40 sulla fecondazione assistita“, pubblicato da Editori Riuniti. Abbiamo ripercorso insieme a lei la storia e l’iter della Legge n. 40 del 19 febbraio 2004, che disciplina in materia di procreazione assistita, e in particolare abbiamo cercato di comprendere come questa sia cambiata dopo le innumerevoli bocciature europee e le sentenze della corte costituzionale. Cosa è possibile fare oggi in Italia se si hanno problemi ad avere un figlio?
Seguirà la Cronaca di Genere come sempre, il tutto accompagnato dalle musiche di Gianna Nannini.
L’appuntamento è per domani, sabato 1 giugno, dalle 13.00 alle 14.00 su Radio Città Fujiko 103.1, o in streaming dal sito della radio. E per chi di voi non riuscisse a sintonizzarsi in tempo, sarà come sempre possibile ascoltare la puntata direttamente dal nostro blog.
E’ ascoltabile la seconda puntata del ciclo sulla maternità, in cui abbiamo intervistato Chiara Lalli, autrice del libro “A. La verità, vi prego, sull’aborto”. Nella seconda parte della puntata, come ogni settimana, la Cronaca di Genere. Buon ascolto!
Per scaricare la puntata invece cliccate qui e con il tasto destro del mouse selezionate “Salva con nome”.
L’artista che vi presentiamo questa settimana è Grace Barnett Wing, cantante statunitense meglio conosciuta come Grace Slick e celebre per essere stata la vocalist dei Jefferson Airplane. I Jefferson Airplane, per chi non li conoscesse, sono un gruppo originario di San Francisco formatosi nel 1965 e che ben presto divenne nella scena musicale americana, ed internazionale, il massimo esponente di una cultura che iniziò a diffondersi in piena rottura con gli ideali di una società conservatrice e tradizionalista come quella americana prima degli anni ‘60. Stiamo parlando del movimento degli “hippie” che con i loro ideali rivoluzionari riempivano le arene di festival partecipatissimi come quello di Monterey, Woodstock, Altamont. continua a leggere »