#APPLY 194

di mari

Ieri, 20 giugno 2012, la Consulta ha decretato inammissibile la questione sollevata da un giudice di Spoleto che riteneva la legge 194 sull’Interruzione volontaria di gravidanza contraria ad alcuni articoli della nostra Costituzione. Se da un lato stiamo tirando un sospiro di sollievo assolutamente non scontato di questi tempi, in cui i nostri diritti sono continuamente sotto attacco, da un altro lato mai come ora che la questione ha ricevuto attenzione (non di certo grazie ai giornali, bensì grazie al grande lavoro di sensibilizzazione fatto dal basso) è necessario stare in allerta e continuare l’opera di sensibilizzazione e lotta:  troppa è la tutela degli obiettori di coscienza a discapito dei diritti e della salute delle donne. La loro presenza nelle strutture sanitarie pubbliche, stimata tra il 70 e l’80%, con picchi che raggiungono addirittura il 90% in alcune regioni italiane, rendono per molte donne inapplicabile un diritto sancito per legge. Condividiamo anche noi questo post, dal blog di Loredana Lipperini.

E’ accaduto ieri. Mentre i giudici della Consulta decidevano sulla legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, erano a Roma, Napoli, Salerno, Bologna, L’Aquila, Mestre, Torino, Milano, Livorno, Reggio Calabria. Erano a Londra. Erano in rete: su Facebook, dove venivano condivise notizie e fotografie dai presidi. Erano su Twitter, dove l’hashtag #save194 veniva rilanciato continuamente fino all’annuncio: la Corte respinge il ricorso giudicando “manifestamente inammissibile” la questione di legittimità sollevata.
Erano le donne e gli uomini che ribadivano diritto di scelta. La sentenza ha dato loro ragione.
Tutto finito? No. Tutto comincia, e comincia adesso.
Accendere i riflettori su una questione significa porla in primo piano, dove è giusto che sia. In queste settimane molte donne e uomini si sono chiesti come mai occorra, ancora, difendere una legge degli anni Settanta.
Occorre difenderla, è la risposta, perché quella legge non solo viene posta sotto attacco da anni, in innumerevoli campagne che da questo momento non vanno più, per motivo alcuno, definite “pro life”, ma solo e unicamente “no choice”.
Occorre difenderla perché è come se non ci fosse. Perché la percentuale di obiezione di coscienza (oltre il 90% nel Lazio, ma con numeri altissimi in tutte le regioni italiane) fa sì che per molte donne sia più semplice andare altrove. Rivolgersi a un privato, o espatriare (come fanno altre donne: quelle cui la legge 40 impedisce, di fatto, di diventare madri).
Occorre difenderla non solo perché verrà attaccata ancora, ma perché, fra pochi anni, non ci saranno più neanche quei pochi  ginecologi che la attuano, oggi, fra mille difficoltà.
Occorre difenderla e rilanciare:
– con una legge che introduca educazione sessuale e al genere nelle scuole, e campagne sulla contraccezione
– con il rafforzamento dei consultori
– con una presa di posizione netta e pubblica sulla non liceità dell’obiezione di coscienza dei farmacisti per quanto riguarda la pillola del giorno dopo
– con la possibilità reale e diffusa di usufruire della ru486
– con misure che garantiscano l’ingresso negli ospedali di nuovi medici non obiettori e di tutte le altre che sarà possibile mettere a punto in Italia e in Europa, con un coinvolgimento dei rappresentanti dei cittadini che non sia occasionale.

Perché il momento è adesso. I diritti che garantiscono libertà e dignità non sono un ripiego, non sono questione da rimandare a causa di una delle crisi economiche più drammatiche vissute da questo paese. I diritti sono ciò su cui questo paese si regge. Da questo momento, dunque, #apply194.

Questo post è firmato da Blogger Unite(D) ed è condiviso:

Vita da streghe

Giovanna Cosenza

Marina Terragni

Associazione Pulitzer

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