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8 aprile 2013

La persona e il sacro – Simone Weil

di mari

Pubblichiamo la recensione ad opera di Francesca Bertolani de “La persona e il sacro” di Simone Weil. Qui trovate la puntata in cui Francesca, ospite in studio, ci ha raccontato più approfonditamente la vita e l’opera di questa filosofa francese.

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Simone Weil, filosofa, attivista e mistica francese, contamina le teorie marxiste, di cui critica il materialismo, con echi platonici, pascaliani e kierkegaardiani e salda il suo percorso spirituale a quello esistenziale, scegliendo di esplicitare il suo pensiero più attraverso pratiche di vita accanto agli oppressi che attraverso l’opera scritta, comunque complessa e del tutto originale. Vorrei portare all’attenzione un breve e concettualmente denso saggio, che affronta il delicato rapporto tra persona, collettività e impersonale, tra diritto e giustizia. Ne “La persona e il sacro”, la Weil contesta la sacralità della persona, intesa come concetto astratto, affermando che la sacralità è in ogni singolo uomo, anima e corpo.

20 maggio 2012

Cult – Between the lines

di mari

La rubrica Cult di questa settimana è stata curata dalla nostra ascoltatrice Cinzia Farina.

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Il film indaga una realtà “tra le righe”; tra le righe della sessualità indiana, oltre al maschile e al femminile, vi è infatti una terza realtà: quella degli hijras, gli eunuchi che da secoli vivono ai margini della società indiana. 
Per fare questo il regista Thomas Wartmann è disceso negli ‘inferi’ di questa realtà, in alcuni degli slam più poveri di Mumbay.
Il regista si affida alla sensibilità ed empatia della fotografa indiana Anita Khemka, che da tempo è riuscita ad introdursi, a conoscere e fotografare queste persone. Quello che ne risulta è un ritratto delicato e poetico di questo frammento della società indiana.

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1 aprile 2012

Chaos

di mari

La rubrica Cult di questa settimana è curata dalla nostra ascoltatrice romana  Laura Giusti.

“Chaos”
Francia 2001 – Film Commedia di Coline Serreau

Malika, una giovane prostituta, viene picchiata selvaggiamente da alcuni teppisti, per strada, sotto gli occhi di  Paul e Hélène, una coppia borghese che si è barricata nella propria automobile. Presa dal rimorso, Hélène ritrova la ragazza in ospedale, in coma, e decide di occuparsi di lei, abbandonando marito e figlio…

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4 novembre 2011

Cult – Una stanza tutta per gli altri

di mari

E per terminare le nostre due puntate sulla politica, abbiamo affidato la rubrica Cult a Vittorio Biagini, che ha recensito per noi “Una stanza tutta per gli altri“, un romanzo di Alicia Giménez-Bartlett.
Buona lettura!

“Una stanza tutta per gli altri, di Alicia Giménez-Bartlett, è un romanzo storico, vale a dire che opera l’innesto dell’invenzione letteraria su fatti storicamente accaduti, con personaggi reali che compiono azioni storicamente documentate, mentre interagiscono tra loro in situazioni non documentate o si relazionano con personaggi di fantasia. E ciò, il romanzo, lo fa per dire qualcosa che riguarda anche la storia, non solo i personaggi.

11 ottobre 2011

La recensione: “Finché avrò voce” di Malalai Joya

di angela

Inauguriamo questo nuovo ciclo di puntate con una recensione del libro Finché avrò voce di Malalai Joya, inviataci e letta ai nostri microfoni da Artemisia, una nostra ascoltatrice che ci scrive da Firenze.

Coraggio: non c’è parola che sintetizzi meglio la personalità di Malalai Joya, una giovane attivista afgana nata il 25 aprile 1978 (data che a noi Italiani non può non suggerire un sapore di riscatto e di libertà). Trascorsa l’infanzia e l’adolescenza come profuga con la sua famiglia tra l’Iran e il Pakistan, Malalai ha insegnato per anni a donne e bambine afgane, sfidando i divieti dei talebani, rischiando di venire colta in giro durante il coprifuoco con i libri nascosti sotto il burqa. Eletta rappresentante della sua regione nella Loya Jirga, la costituente afgana, vi denunciò la presenza di quelli che lei chiama “signori della guerra”, ovvero coloro, al potere già da prima dei talebani, che hanno causato la guerra civile e hanno compiuto efferate violenze e sopraffazioni, violenze che purtroppo, con la complicità dei paesi occidentali, proseguono ancora oggi con il governo di Karzai, salvo una verniciatina di apparente democrazia.
Nel 2005 Malalai Joya è stata eletta anche al parlamento da dove però è stata espulsa due anni dopo a causa delle sue audaci denunce. Scampata a numerosi attentati alla sua vita, è costretta a vivere sotto scorta, ma non per questo si arrende nella sua lotta per una vera democrazia.

L’instancabile Malalai Joya ha portato la sua testimonianza in tutto il mondo, ha vinto premi, ma ancora oggi non si può permettere di prendere un gelato con una amica senza temere di essere riconosciuta o peggio ancora aggredita da chi vuol far tacere la sua scomoda voce.

Il libro “Finché avrò voce” soffre di uno stile letterariamente un po’ povero tanto che sembra quasi un lungo e appassionato comizio, ma è molto coinvolgente e fa capire tante cose che i media occidentali non dicono su questo sfortunato paese che è l’Afganistan.

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7 giugno 2011

Cult – Quattro mesi, tre settimane, due giorni

di mari

In questa puntata la rubrica Cult è curata da Lorenzo Biagini.

“Mi è stato chiesto di recensire brevemente Quattro mesi, tre settimane e due giorni, che è un film molto bello, ben girato e ben recitato, e che se non l’avete visto, dovreste farlo, però io l’ho visto una sola volta già molto tempo addietro, e perciò non me lo ricordo con troppa precisione e per intero, ma proverò comunque a spiegare cosa ne penso.

Innanzitutto va detto che si tratta di un film di produzione romena, è datato al 2007 e nello stesso anno ha avuto numerosi riconoscimenti tra cui la Palma d’oro a Cannes. Il suo autore è Cristian Mungiu, regista tra i più quotati attualmente in Romania, artista relativamente giovane e per questo appartenente già a quella generazione che non ha avuto bisogno di espatriare per trovare affermazione, essendo sopraggiunti per tempo l’89 e la caduta del regime. Le riflessioni che sono state e che sono tuttora portate avanti da questa generazione di registi vertono per una quota importante sul periodo antecedente alla rivoluzione di dicembre, ed è il caso pure di Qmtsdg.

Qmtsdg racconta la storia di un aborto ambientata in una situazione storico-politica (appunto la Romania di Ceausescu) in cui la pratica dell’aborto è severamente vietata dalla legge. C’è una ragazza che è incinta e che ha deciso di abortire e c’è la sua amica, il cui punto di vista viene assunto dallo spettatore, che si è fatta carico di aiutarla, trovando il medico e la stanza d’albergo e occupandosi di quelli che potremmo definire i dettagli pratici della questione.

Il film è costruito su una narrazione molto asciutta, che mira all’essenzialità. Il tempo del racconto è limitato a una giornata. Gli ambienti, con una sola significativa eccezione, sono racchiusi quasi sempre nello squallore angusto di stanze o mezzi di trasporto. Il passato delle due ragazze, le ragioni di questa amicizia,

15 aprile 2011

Cult – “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza

di sciul

Nella puntata su donne e arte, la rubrica Cult è stata curata da Ilaria Giovanelli che ci ha scritto una recensione del libro “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza.

““L’arte della gioia” è il capolavoro di Goliarda Sapienza. La scrittrice siciliana ormai di adozione romana impiegò una decina di anni per scriverlo, indicativamente dal 1967 al 1976. “L’arte della gioia” pur ruotando attorno alla vita della protagonista, Modesta, è sia saga familiare che storia di tutto il novecento italiano. E’ la storia di una donna e di un secolo. Modesta infatti la protagonista, nasce significativamente il 1° gennaio del 1900 in un paesino ai piedi dell’Etna, in Sicilia. Modesta plasma la propria vita contando solamente sulla forza audace e istintiva che indubbiamente le appartiene. Riesce così a risorgere dalle proprie ceneri e riesce di volta in volta a cogliere il lato positivo degli eventi difendendo accanitamente il proprio diritto alla felicità.  Goliarda con il personaggio di Modesta ritrae e celebra un tipo di femminilità diversa rispetto ai canoni del tempo ed odierni. C’è un’energia vitale fortissima che ruota attorno a tutto il romanzo. La protagonista è il ritratto di una donna a tutto tondo dotata di una grande capacità introspettiva, che sa quello che vuole e che si dimostra capace di macchiarsi anche di crimini gravi per raggiungere il proprio sogno di libertà, un sogno mai appagato e domato, nemmeno dalla morte. Modesta sfida il fascismo, la mafia e la cultura patriarcale nella quale vive, e a modo suo riesce nell’impresa di costruire intorno a se una famiglia, senza smettere mai di abbandonarsi alla vita e ai desideri che sente emergere in lei . Fa quindi capolino in questa immagine una concezione della vita concepita come ricerca assoluta del piacere e della gioia. La sapienza viola molti dei tabù sessuali e familiari che tuttora esistono nella nostra società, celebrando l’amicizia e l’amore tra donne, ma anche l’abbandono al desiderio sessuale . Inoltre è proprio il secolo passato, il novecento, ad entrare in queste pagine da un’angolazione tutta speciale, osservato attraverso gli occhi di una donna, in Sicilia. Goliarda dà largo spazio ai movimenti sociali, nessuno escluso, e lo fa quasi senza che il lettore riesca ad accorgersene. Ne “L’arte della gioia” c’è posto sia per l’aristocrazia, in decadenza, sia l’emergere delle nuove generazioni. Vi sono infatti storie di feudi e conventi, di ricchi e di poveri e i grandi eventi del secolo: la grande guerra e l’epidemia spagnola, l’avvento del socialismo e quello tragico del fascismo, il tutto in un continuo aperto dialogo privo di pregiudizi nei confronti di ogni componente sociale. La condizione femminile è analizzata nelle sue poliedriche sfumature, sia per quello che riguarda i rapporti con il sesso maschile, che con quello femminile: vi è l’amore, ma anche l’amicizia, la politica, il diritto allo studio e al lavoro, la maternità, la religione e il carcere. Proprio per questa panoramica della condizione della donna nel novecento e per la rivendicazione che la Sapienza compie nei confronti di quelli che erano i dettami del tempo, la si può a pieno titolo considerare un precursore dei movimenti femministi.”

29 marzo 2011

CULT: I monologhi della Vagina

di sciul

I “Monologhi della Vagina” è un libro che nasce dall’idea dell’autrice, Eve Ensler, di intervistare in giro per il mondo donne senza distinzione, di qualsiasi nazionalità, ceto sociale, età, orientamento sessuale, chiedendo loro di parlare della propria vagina. La richiesta suscita diverse reazioni: inorridisce alcune, diverte ed eccita altre, stupisce la maggior parte. Perchè della sessualità femminile poco si parla, perchè raramente si chiede ad una donna cosa desidera.

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