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Siamo in periodo carnevalesco e oggi, durante una festa con una sessantina tra bambini e bambine delle elementari, non ho potuto fare a meno di notare l’enorme differenza tra i costumi delle bambine e quelli dei bambini. La differenza era già percepibile anche solo a livello di colore: rosa in varie tonalità e tessuti per le prime, verde, blu, rosso, giallo, arancione, nero per i secondi. E i costumi veri e propri? Quello che andava per la maggiore era la principessa, con bambine piccolissime – adornate di corone e diademi - che correvano cercando di tenere a bada la gonnellona che ne intralciava i movimenti e facevano moine e inchini; da annoverare anche molti costumi da Biancaneve e diverse streghe. Per i maschi invece la varietà era enorme: power rangers, uomo ragno, pistolero, militare, cavaliere con scudo e spada, karateka, zorro, batman, spadaccini, calciatori, mostri… Se alcune bambine poi si divertivano a provare la maschera dell’uomo ragno o del power ranger dei loro compagni, era impossibile il contrario: alla sola idea di mettere un cerchietto con un fiocco in testa, i bambini correvano via a dir poco stizziti.
Certi stereotipi sono evidentissimi sotto i nostri occhi, ma non ce ne accorgiamo. Qualcuno potrebbe chiedersi che importa se ad una festa un bambino si veste da supereroe e una bambina da principessa. Importa, eccome.
Come ci ha raccontato in questa puntata Irene Biemmi, assegnista di ricerca presso la facoltà di Scienze della Formazione di Firenze – che ha analizzato i testi di 10 case editrici per valutare quali messaggi veicolano a chi siede sui banchi di scuola – in una parte delle sue analisi ha analizzato quali professioni e ruoli venivano narrati nei sussidiari a seconda dei generi: se i maschi erano rappresentati come inventori, scienziati, astronauti, re, principi, stregoni, le rappresentazioni femminili erano grosso modo limitate alla mamma, la principessa, la strega e la maestra.



