Iniziamo con Polly

di sciul

Per ogni puntata abbiamo scelto di concentrarci sul lavoro di un’artista, che ci accompagnerà con i suoi brani per tutto il corso della trasmissione.

Questa settimana abbiamo inaugurato con PJ Harvey, un po’ perchè ci stiamo preparando per vederla al festival di Ferrara Sotto le Stelle nel mese di luglio, un po’ perchè ci piace proprio tanto.

Polly Jean Harvey, artista inglese eclettica ed eccentrica, sempre fuori dagli schemi, rappresenta l’incarnazione del rock alternativo per eccellenza. I suoi testi sono graffianti e provocatori, caratterizzati da una voce dura e potente, dal timbro scuro e intenso.

Ricordiamo la sua discografia:

1992 – Dry
1993 – Rid of me
1995 – To Bring You My Love
1996 – Dance Hall at Louise Point
1998 – Is This Desire
2000 – Stories from the City, Stories from the Sea
2004 – Uh Huh Her
2006 – The Peel Sessions 1991 – 2004
2007 – White Chalk
2009 – A Woman a Man Walked By
2011 – Let England Shake

Nei suoi album la Harvey è stata capace di spaziare dal punk rock al grunge, al blues rock acustico, fino a lussureggianti atmosfere melodiche pop-rock.
Per chi fosse interessato segnamo la scaletta dei brani trasmessi nella prima puntata:

– Plants and Rags
– C’mon Billy
-The Whores and the Hustlers Whore
– Good Fortune
– Angelene

Rispetto alla rubrica “Se vi dico Femminismo?” abbiamo trovato un’intervista in cui Pj Harvey dice la sua:

Non mi definirei femminista perchè non capisco il termine o il bagaglio che si porta dietro. penso che dovrei tornare indietro e studiarne la storia per associarlo davvero a me, e non sento il bisogno di farlo. Preferisco decisamente andare avanti a fare le cose nel modo in cui le ho sempre fatte“.
intervista dal magazine VOX

Non penso mai al femminismo, voglio dire, non mi sfiora mai la mente. Certamente non penso in termini di genere quando scrivo canzoni, e non ho mai avuto problemi che non potessi superare per il fatto di essere una donna. Forse non sono grata per le cose che sono avvenute prima di me. ma non credo ci sia nessun bisogno di essere consapevoli di essere una donna in questo campo. Mi sembra solo una perdita di tempo.Non offro un supporto specifico alle donne. Offro supporto alle persone che scrivono musica, molti dei quali sono uomini“.
intervista dal magazine BUST

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