Se vi dico femminismo…

di sciul

Cosa vi viene in mente?

La parola femminismo ha assunto nel tempo significati e connotazioni profondamente diverse, così come diverse sono le immagini che questa parola rievoca nella testa di ognuno di noi. Nel corso degli anni questa parola è stata spesso travisata, esagerata, abusata, acquistando infinite sfumature ed evolvendo sotto i nostri occhi. Senza che ce ne accorgessimo.

Se vi dico femminismo cosa vi viene in mente?

Rispondeteci, se volete, all’indirizzo frequenzedigenere@gmail.com, ogni settimana leggeremo le considerazioni di uno dei nostri ascoltatori su questo termine tanto complesso quanto controverso e affascinante.

Le parole sono importanti.

Questa settimana pubblichiamo la risposta di Chiara Cerretini :

E’ inevitabile non avere un riscontro di vecchie immagini e vecchi filmati quando si nomina il “femminismo”.

Ricordo ancora i brividi che mi provocavano quando ancora ero bambina nel vederli, una sorta di consapevolezza latente su milioni di battaglie che anch’io avrei dovuto affrontare prima o poi nella vita,

Definire il femminismo non è certo un gioco semplice. Io è da una vita che cerco di capirci qualcosa. Su me stessa. Sulle altre. Sugli errori e sulle contraddizioni. Sugli estremismi.

Da piccola mi chiedevo come fosse possibile che una donna, una ragazza, una femmina non fosse “femminista”.

Da piccola essere femminista voleva dire per me lottare per determinati diritti, per determinate opportunità, esistere a pieno i quanto donna.

E mi pare assurdo che tutto ciò fosse rifiutato in primis da una donna, verso se stessa.

Crescendo ho iniziato a capire un po’ meglio questo mondo, e forse questa cultura.

Definirsi femminista spaventa, perchè con “femminismo” rievochi una determinara cultura politica, non soltanto una questione di genere.

Le femministe sono ancora, nell’immaginario collettivo, le streghe urlanti che giravano con i peli sotto le ascelle, lesbiche radicali che avrebbero ucciso piuttosto ucciso un uomo per l’amore delle proprie sorelle.

Il “femminismo”, come movimento, è stato tanto ed ha assunto molteplici forme, come poi era, a mio avviso, giusto che fosse.

Quelle mie compagne di classe che si dicevano antifemministe, la pensavano così, era tutta una questione di sinistra.

Il femminismo s’è sporcato degli errori di una generazione, ma secondo me ci voleva.

Ho cercato di approfondire più volte l’argomento nel corso della mia vita e neanch’io mi rispecchio in un certo radicalismo, ma ci voleva, in quel momento bisognava iniziare spaccando tutto.

Quando si parla di femminismo bisognerebbe però fare attenzione a non cadere in questa facile trappola rievocativa.

Una donna è una donna, bisognerebbe scatenarla un attimo dal retroterra culturale di appartenenza, dalla fazione politica, dal colore, dalla religione.

Il “femminismo” non è o non dovrebbe essere un semplice ramo della cultura di sinistra.

Il “femminismo” dovrebbe riacquisire un valore originario, dovrebbe essere semplicemente, in primis, una questione di donne“.

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