Donne e Arte

di Komorebi

In questa puntata abbiamo parlato di donne e arte.
Se pensiamo a donne artiste, in particolare pittrici antecedenti al 900, i nomi che ci vengono in mente sono molto pochi. Anche in questa materia sembrano primeggiare gli uomini, mentre le donne, sono molto più spesso i soggetti ritratti, che le autrici di queste opere d’arte.
Questo principalmente per una costruzione sociale e culturale che attribuisce ai due sessi sfere di appartenenza differenti e separate, considerando la donna per natura maggiormente legata alla natura e alla sfera privata e l’uomo maggiormente propenso alla cultura e alla politica. Proprio per questo motivo alle donne in passato è sempre stato precluso l’accesso al lavoro e quindi anche la possibilità di crearsi un ruolo sociale.
Come abbiamo visto nella puntata donne e scienza, così in questa puntata, nonostante per le donne quella artistica fosse una scelta difficile e spesso ostacolata, non sono mancate figure di donne che con la loro determinazione sono riuscite ad affermarsi in questo ambito.

E’ il caso di Artemisia Gentileschi, (Roma, 8 luglio 1593 – Napoli, 1653), figlia di Orazio Gentileschi, a sua volta pittore ed esponente del caravaggismo romano. Artemisia imparò la tecnica del disegno e dei colori tramite l’apprendistato presso il padre Orazio: questo fu per lei  l’unica strada percorribile per esercitare l’arte, poichè in quanto donna le erano precluse le scuole di formazione.

Purtroppo però, Artemisia è più famosa per altre vicende che per la sua attività di pittrice, in particolare quella del suo stupro e del processo che ne seguì.

Nel 1611 Artemisia viene violentata da Agostino Tassi, pittore amico del padre, che ne frequentava la casa.

Gli atti del processo (conclusosi con una lieve condanna del Tassi) hanno avuto grande influenza sulla lettura in chiave femminista, data nella seconda metà del XX secolo, alla figura della Gentileschi. Dopo la conclusione del processo, le fu combinato  un matrimonio con Pierantonio Stiattesi, modesto artista fiorentino, che servì a restituire ad Artemisia uno status di sufficiente “onorabilità”.

Poco dopo il matrimonio avvenuto nel 1612, la coppia si trasferì a Firenze, trasferimento questo quasi obbligato: la pittrice aveva ormai perso il favore acquisito e i riconoscimenti ottenuti da altri artisti, messa in ombra dallo scandalo suscitato, che fece fatica a far dimenticare (come dimostrano anche gli epitaffi crudelmente ironici alla sua morte).

A Firenze Artemisia conobbe un lusinghiero successo. Nel 1616 venne accettata nell’Accademia delle Arti del Disegno, prima donna a godere di tale privilegio. Fu in buoni rapporti con Galileo Galilei.

Spesso, nelle tele di Artemisia, le sembianze delle formose ed energiche eroine che vi compaiono hanno fattezze del volto che ritroviamo nei suoi ritratti o autoritratti: spesso chi commissionava le sue tele doveva desiderare di avere una immagine che ricordasse visivamente l’autrice, la cui fama andava crescendo.

Da Firenze si sposta nuovamente a Roma nel 1621, senza però ricevere le commesse che aveva sperato.

Probalimente per questo motivo si trasferì a Venezia nel 1627, per poi lasciare la città nel 1630 alla volta di Napoli:  qui rimase  per tutta la vita, eccezion fatta per la parentesi londinese (probabilmente durata dal 1638 al 1632), in cui fu chiamata a lavorare a fianco del padre alla corte di Carlo I.

Napoli fuper Artemisia una seconda patria nella quale curò la propria famiglia, ricevette attestati di grande stima, fu in buoni rapporti con il viceré Duca d’Alcalá, ebbe rapporti di scambio alla pari con i maggiori artisti che vi erano presenti

Morì nel 1653.

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