Intervista – La resistenza delle donne palestinesi nelle colline a sud di Hebron

di Komorebi

“Le donne in Palestina devono resistere ad una doppia occupazione: quella israeliana e quella dei mariti.”
Keifah Adara

Alessandra Zaghini, volontaria di Operazione Colomba, ha vissuto per un anno e mezzo in Palestina per sostenere la scelta di resistenza non violenta compiuta da At Tuwani, un piccolo villaggio di pastori e contadini, nelle colline a Sud di Hebron, area sotto totale controllo militare e amministrativo israeliano: in quest’area chiunque voglia costruire (pozzi, cisterne, case, edifici) deve chiedere i permessi all’esercito israeliano, che solitamente non li rilascia. La situazione del villaggio inoltre è aggravata dalla presenza di una colonia e di un avamposto, abitata da coloni israeliani nazional religiosi molto aggressivi che,  spalleggiati e supportati dall’esercito, attaccano il villaggio e i suoi abitanti, bambini compresi.
Questo villaggio dalla fine degli anni ’90 ha scelto di resistere in maniera non violenta all’occupazione israeliana. Qui resistenza  significa cercare di mandare avanti la propria vita quotidiana, continuando a compiere quei gesti e quelle azioni che altrove sarebbero “normali”, come muoversi per recarsi al lavoro, pascolare le proprie greggi portandole nei campi in cui si sono sempre portati, raccogliere le olive dai propri uliveti, andare a scuola, costruire case, pozzi, scuole, cliniche mediche, e che qui invece possono comportare aggressioni da parte dei coloni che illegalmente occupano i terreni di proprietà palestinese, o un arresto da parte dell’esercito  israeliano, o una demolizione. A questa resistenza quotidiana, si affiancano diverse azioni dimostrative e manifestazioni pacifiche.

Nella resistenza  di At Tuwani le donne hanno un ruolo fondamentale: partecipano in prima linea alle azioni non violente e alle manifestazioni, sono sempre le prime ad interporsi tra i militari e i propri mariti e figli per difenderli da possibili arresti, dal momento che una donna ha meno probablità di essere arrestata. Le donne di At Tuwani e dei villaggi circostanti partecipano a veri e propri percorsi di formazione sul tema della non violenza, cosa assolutamente straordinaria in un’area come quella delle South Hebron Hills: queste zone infatti sono abitate da società molto conservatrici e tradizionali, in cui il ruolo della donna è confinato alla casa e all’accudimento dei figli. Il fatto che queste donne escano di casa esponendosi in prima persona col consenso dei mariti, che agiscano di propria iniziativa e non perchè sottostanno ad ordini dettati dagli uomini, è un elemento di grande novità e di fondamentale importanza nel loro percorso di emancipazione.
Dal 2005 al villaggio è nata una cooperativa di donne, ad opera di Keifah Adara, una delle abitanti di at Tuwani. La cooperativa nasce  con un duplice intento: uno è quello di dare un po’ di autonomia economica alle donne: i ricavati dalla vendita dei manufatti vengono divisi fra le donne o reinvestiti nella cooperativa stessa. Ma lo scopo più importante di questo progetto è quello di dare uno spazio alle donne per confrontarsi liberamente tra di loro al di fuori della famiglia: le donne, lavorando insieme due volte a settimana, hanno la possiblità di trovarsi in uno spazio completamente al femminile per confrontarsi su temi come l’accudimento dei bambini, la cura della casa e, ovviamente,  discutere della resistenza non violenta, della situazione politica e delle azioni future.


Per approfondire la conoscenza della situazione nelle South Hebron Hills e in partiolare del villaggio di At Tuwani vi consigliamo la visione del blog Tuwani (R)Esiste,  gestito dai volontari italiani che vivono al villaggio.

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