Il mito della bellezza: chi guadagna e chi perde

di Komorebi

Vi proponiamo oggi un’analisi della bellezza femminile che scaturisce da un libro diventato molto famoso negli anni ’90, ma che pare ormai dimenticato ai giorni nostri, tanto da risultare irreperibile nelle librerie: il libro in questione si intitola “Il mito della bellezza – come l’immagine della bellezza viene utilizzata contro le donne, scritto da Naomi Wolf nel 1991.

La teoria della Wolf è che mano a mano che le donne hanno conquistato diritti e potere sembra essere cresciuta parimenti l’attenzione – che in alcuni casi possiamo definire come ossessione  – per la bellezza, come se ci fosse una relazione tra il percorso di emancipazione femminile – che ha liberato le donne su tanti fronti  – e il mito della bellezza femminile, che invece le ha nuovamente imprigionate.
La Wolf infatti parla della concezione di bellezza femminile dei giorni nostri come un qualcosa non di innato e naturale, ma come un canone appositamente costruito e strutturato per farci sentire continuamente inadeguate, continuamente in difetto.

In effetti, come donne, sebbene la parità effettiva con gli uomini sia lontana, è indiscutibile che abbiamo in generale più soldi, più potere e più diritti di quanti ne abbiamo mai avuti nella nostra storia. Però se ci interroghiamo su come ci sentiamo fisicamente in realtà stiamo molto peggio di come stavano le nostre nonne sotto questo specifico punto di vista: siamo in media molto più insoddisfatte.
Secondo la Wolf  non è un caso che così tante donne potenzialmente forti e capaci si sentano così insicure ed ossessionate dal proprio aspetto fisico, nel suo libro infatti definisce  la dieta come il più potente sedativo politico delle donne.  E aggiunge: “una popolazione con una così tranquilla ossessione è una popolazione facilmente manipolabile”

Trovo sia molto interessante considerare il mito della bellezza come una potente arma utilizzata coscientemente contro il progresso delle donne,  per poter controllare ciò che il femminismo negli anni ‘70 ha reso meno controllabile.

Questo mito porta inoltre con sè una forte componente di competizione che fa si che siano le stesse donne ad essere i giudici più impietosi nei confronti di se stesse e delle altre: in questo modo si perpetra una forte divisione e  l’idea di questa bellezza mitica, che in genere è identificata con i tratti tipici della giovinezza,  viene contrapposta alla bellezza matura. E’ sintomatico  che l’espressione “donna matura” rimandi ad un’immagine ben diversa da quella a cui pensiamo rispetto a quando l’aggettivo “maturo” viene riferito ad un uomo. E anche questo non è un caso: la parola “matura” riferita alle donne fa pensare solitamente ad un’espressione politically correct  che in generale si riferisce all’aspetto fisico di una donna che ha passato una certa età. Raramente invece la si usa nella sua accezione di donna che ha vissuto, con una saggezza propria portata appunto dall’ esperienza. E questo genera una sorta di timore che impedisce un legame tra generazioni.

E’ interessante pensare a quante economie esistono solo perché esiste il mito della bellezza: l’industria delle diete, dei cosmetici, della chirurgia estetica, sonotutte legate al mito della bellezza e, dato che guadagnano dal suo perpetrarsi, investono molto perché ciò avvenga.
Pensiamo ad esempio all’industria cosmetica: nel 2009 come si puo’ leggere sul rapporto annuale dell’UNIPRO ( ASS. Italiana delle imprese cosmetiche), in Italia (e ricordiamo che era tempo di crisi) l’industria cosmetica ha avuto piu’ di 8100 MILIONI  di euro di fatturato, e di questi 6056 milioni sono stati assorbiti dal mercato italiano. Per avere un’idea di quanto l’industria cosmetica sia incisiva possiamo dare un’occhiata ai dati che riportano i fatturati in questo settore nei grandi mercati mercati mondiali (anno 2008)

Europa: 42,8 miliardi di euro

USA: 24, 2 miliardi di euro

Giappone: 11,5 miliardi di euro.

Considerando queste cifre è  chiaro come siano in molti, anzi moltissimi, a guadagnarci eccome dal fatto che il concetto di bellezza sia fondamentale per moltissime donne.

E ragionando sulla bellezza in questi termini, appare abbastanza lampante come non sia un caso che le femministe vengano ricordate in generale, nell’immaginario collettivo, soprattutto per il loro aspetto fisico che differiva dai modelli comunemente accettati come corrispondenti al bello (si sente dire che erano sciatte, avevano i peli, non si curavano) più che per tutte le lotte che hanno fatto e i risultati fondamentali che hanno ottenuto.

Forse qualcuno etichetterà  questa teoria come complottista,  ma facciamo un ragionamento semplicissimo: se noi donne dedicassimo metà o anche solo un quarto del  tempo che dedichiamo alla bellezza , cioè metà del tempo che impieghiamo in diete, shopping, parrucchiere, estetista, depilazioni, cure per la cellulite, soggiorni in beauty farm, chirurgia estetica con piccoli e grandi ritocchi… se un quarto di questo tempo fosse impegnato da ognuna di noi in azioni utili per il miglioramento della nostra condizione, di sicuro la nostra situazione sarebbe diversa. Questa vuole essere una considerazione oggettiva, senza moralismi né giudizi di valore, considerazione che mi porta inevitabilmente ad una domanda, che faccio per prima a me stessa e  che rivolgo anche a tutte le ascoltatrici/lettrici: perché secondo voi per noi donne è normale, consuetudinario occuparci quotidianamente del nostro corpo, della nostra estetica, e non è altrettanto normale occuparci quotidianamente dei problemi reali che ci riguardano da vicino e vincolano la nostra vita ben più della ricrescita dei peli o del contorno occhi?

Fate sentire la vostra voce! Potete rispondere lasciando un commento qui sul blog o scrivendoci al nostro indirizzo mail frequenzedigenere@gmail.com .

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10 Responses to “Il mito della bellezza: chi guadagna e chi perde”

  1. Bene. Questo sarà un commento leggero, per stemperare la pesantezza della costrizione estetica in cui ci troviamo nel 2011. Confermo che il libro è decisamente di difficile reperibilità. Tuttavia, pur non avendolo ancora letto, ho deciso che quest’anno, con l’arrivo della bella stagione, avrei fatto un esperimento. Ho continuato, come faccio in inverno, a non depilarmi le gambe (unica parte del corpo che mi depilavo). Quando sono in mezzo alla gente e non sono particolarmente concentrata a fare qualcosa, la mia attenzione va, con un lieve imbarazzo, a queste mie gambe non depilate e al piacevolissimo solletico del vento tra i peli, che non provavo da anni. Per anni ho pensato che le mie gambe (già molto comuni), coi peli, perdessero di attrattiva. Poi mio marito mi ha fatto notare che radermi era una perdita di tempo. In effetti gli uomini non si radono, o per lo meno non è loro così esplicitamente richiesto dai canoni estetici della nostra società.
    Per ora il mio lieve imbarazzo, dato dal fatto che prerogativa della donna è di essere seducente (eh sì, anch’io ho bevuto per molto tempo questa subdola legge culturale – opposta peraltro a tutte le specie animali, in cui è il maschio a “farsi bello” e attraente agli occhi delle femmine!) si sta lentamente trasformando in divertimento per le reazioni e gli sguardi eloquenti che suscita, talvolta anche nelle donne. Quando incontro una persona tranquilla e serena nel praticare azioni inconsuete rispetto alla società in cui viviamo, mi capita di incuriosirmi sul perché si comporta in un certo modo e di rimando rimetto in discussione le mie abitudini. Il tutto è molto stimolante, a volte crea scompensi, altre volte è foriero di un euristico divertimento!
    Buone domande e buoni peli a tutte/i!

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  2. Già. L’imbarazzo forse non è tanto per la presenza di peli su di sè, quanto per l’assenza di peli sulle altre. Mi sembra che molte pratiche estetiche (come depilazione, botulino, liposuzione), siano dolorose non solo per chi decide di subirle, ma anche per chi decide di non ricorrervi: è una sorta di conto pari, dove gli anni tolti dal volto di una si accumulano in un certo senso sul volto di chi tali pratiche non le adotta.

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  3. bè nessuno di noi in realtà si tiene l’aspetto che gli ha dato la natura: anche se un uomo non si depila gambe e petto (ma c’è chi lo fa e qualcuno sia uomini sia donne va in palestra per la salute in certi casi anche per avere un corpo più bello oltre che più sano) comunque io mi taglio i capelli, mi sbarbo e mi strappo con le pinzette i peli che mi crescono in mezzo alle sopracciglia perchè li trovo antiestetici.
    per farla breve: trovo sano preoccuparsi del proprio aspetto fisico ma è sempre bene evitare di farsene ossessionare.
    Per la depilazione sarebbe bene che inventassero pratiche meno dolorose per chi vuole ricorrervi.
    Scusate se dico banalità

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  4. Hello friends, nice paragraph and fastidious arguments commented at this place, I am
    truly enjoying by these.

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  5. non sono d’accordo per nulla! La bellezza non è un mito, la bellezza maschile e femminile esiste e non va negata! (e sì anche senza trucco esistono corpi maschili e femminili per natura fisicamente più belli di altri, accettiamilo, tutti possiamo piacere a qualcuno e attrarre ma non neghiamo il fatto che alcuni sono più bellocci di altri) Una donna che si depila anche solo per estetica è libera e autentica come chi non lo fa. Tutti noi uomini e donne chi più chi meno curiamo il nostro aspetto estetico per noi stessi e per il prossimo, fa parte della nostra libertà

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