PELI

di sciul

Un autorevole giornale come il Wall Street Journal, segnala che il giro d’affari per le tecniche di depilazione laser supera ormai gli 1,8 miliardi di dollari l’anno. Questo dato significativo, penso faccia riflettere su un tema spinoso quanto ossessionante per la maggior parte delle donne come quello della depilazione. Parliamo di PELI.

Da dove nasce questa esigenza che ormai è divenuta una necessità di depilarsi?

Ad esempio sapete cosa sono le “fufuniste”? Nel Gennaio del 2010 il periodico femminile francese “Elle” ha coniato il termine “fufunista”, per definire una donna che si preoccupa dei peli del suo corpo, in particolare del pube, con un obiettivo principale: la depilazione integrale. Ovvero l’estetica da riportare al suo stato originario pre-puberale. In Francia il termine è rapidamente entrato a far parte del gergo nazionale.

In Francia, ma ormai anche in Italia, gli istituti di bellezza, oltre al classico mini-triangolo pubico, ideato per accompagnare senza fastidio i bikini sempre più ridotti, propongono la depilazione totale. Via il rasoio ma anche poco tollerate le creme. La tecnica più proposta dopo la ceretta è quella del laser. «La depilazione laser si è democratizzata. Il suo costo corrisponde ormai alla spesa per due anni e mezzo di interventi con la classica ceretta», osservano gli esperti citati dalla stampa d’oltralpe.

Ma la depilazione è sempre esistita?

Il modo in cui la depilazione cambia nel tempo ci aiuta a comprendere come l’esigenza di sbarazzarci dei peli superflui sia una questione culturale e socialmente costruita. Nella storia infatti cambiano non solo le modalità di estirpazione del pelo, ma anche le parti del corpo in cui al pelo è permesso o meno di dimorare.

Nella società egizia le donne erano solite radersi i peli del pube attraverso un composto di resina in grado di eliminarli in tempi rapidi. Il corpo femminile, infatti, nell’antico Egitto esprimeva bellezza e purezza solo se completamente liscio: unica eccezione consentita, i capelli.

In Grecia la donna pelosa era scansata e considerata aberrazione tipica dei ceti bassi, come del resto a Roma, dove venivano utilizzate delle pinzette ad hoc per la delicata operazione.

Diverse pratiche depilatorie erano inoltre state introdotte a Roma dagli schiavi orientali, poiché in Oriente la depilazione era addirittura prescritta dalla legge, probabilmente per motivi d’igiene.

Le giapponesi ricorrevano invece a rimedi grossolani come il pellame dei pescecani essiccato.

Si continuò così fino al 1500, quando Caterina de’ Medici vietò la depilazione alle donne in stato di gravidanza e la pratica conobbe una fase di declino, salvo perpetuarsi secondo la tradizione di ogni luogo.

Nel secolo scorso la moda inizia a cambiare e, come sempre, l’evoluzione del gusto, ma anche del mercato, si ripercuote su molti aspetti della vita quotidiana, depilazione inclusa

L’inizio della depilazione ascellare ad esempio si deve all’idea di un anonimo manager della Wilkinson: “Se le donne si depilassero”, pensò, “le vendite dei rasoi aumenterebbero”. E così, nel maggio 1915, su Harper’s Bazaar, una ragazza sollevò, per la prima volta nella storia, un’ascella nuda al pubblico. Il messaggio era semplice: depilarsi è igienico. Non era vero, ma in due anni le vendite raddoppiarono. L’abitudine dilagò nel mondo anglosassone, senza che quello latino se ne desse troppo pensiero. L’obiettivo capitalista di raddoppiare le vendite allargando la fascia dei consumatori, fu raggiunto e ,a partire dagli anni del boom, l’abitudine si diffuse anche in Europa. Italia compresa.

C’è chi collega la riscoperta della depilazione negli anni 60 con l’esplosione della pornografia e la sua sempre più ampia fruizione e diffusione di massa.

Un’altra curiosità sul pelo riguarda le sopracciglia, che fino ai primi del Novecento si preferivano, sia per donne che per uomini, spesse e folte, come simbolo di carattere e passionalità. Le cose cambiarono con gli anni 30, quando alcune dive di Hollywood iniziarono a presentarsi con ciglia sottilissime, spesso disegnate.

Trovo abbastanza inquietante pensare che i nostri gusti, perfino quelli sessuali, possano essere storicamente determinati, spesso frutto di mode e convenzioni, la cui origine non sappiamo o ci siamo scordati nel tempo.

Penso che la depilazione centri con un discorso di controllo sociale: quella del pelo e della depilazione è una forma di repressione interiorizzata dalle donne in primis. Le maggiori guardiane di quest’ordine sono infatti le donne stesse, che guardano con orrore chi non osa estirpare ogni ombra di peluria dal proprio corpo. Le donne restano soggiogate da questo sentimento di vergogna e inferiorità: chi non si depila è meno bello, meno desiderabile, e quindi inferiore. Penso che re-impossessarsi del proprio corpo significhi anche sottrarlo a meccanismi del genere, acquisendo la consapevolezza di quello che si è e accettandosi per come si è, anche se questo non è sempre facile da mettere in pratica. Probabilmente il mio punto di vista può sembrare un po’ estremo, ma riallacciandomi al discorso che stiamo portando avanti sulla pubblicità e la rappresentazione del corpo femminile, a corpi ritoccati, di plastica, glabri e perfettamente lucidi, preferisco una bellezza che si sleghi dai canoni, che portano spesso ad una forma di omologazione, ed evolvono con i costumi, per riaffermare il diritto di ogni donna di essere bella con tutte le proprie rughe, fili bianchi tra i capelli, la cellulite che affiora tra le cosce, ma soprattutto perchè ciò che rende una donna bella è soprattutto la propria personalità.

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