Se vi dico femminismo…

di Komorebi

Pubblichiamo oggi il parere di Susanna, che ci racconta cosa le fa venire in mente la parola “Femminismo”:

Intanto non mi piacciono gli “ismi”: è una derivazione che a getto mi vien da dire che sia di solito negativa e la associo istintivamente al volersi escludere, all’escludere gli altri, al creare barriere e divisioni. Ovviamente ci sono poi barriere che vanno fatte, diritti per i quali si può cercare di combattere e di conseguenza ci si DEVE differenziare da chi non li rispetta, ma quando lo si fa con movimenti che finiscono per esser etichettati in “ismi”… mi vien da essere più scettica. Di solito – perchè poi non ho niente contro il buddismo e il futurismo e robe del genere, quindi in effetti dipende.

Guardando su wikipedia  ho trovato tutta una lista di ismi contro cui non ho niente, e non son nemmeno negativi, quindi dev’esser che attaccare femmina davanti a ismo non mi piace.

Credo dipenda dal fatto che la prima immagine che mi viene in mente è quella delle lotte a fine anni 60, immagino i roghi dei reggiseni e robe del genere, e mi dico – il femminismo come me l’immagino in quel momento lì è uno spostamento troppo radicale dalla parte opposta della bilancia. Cioè, se una donna mi venisse a dire che non abbiam bisogno degli uomini, e mi dicesse che è femminista, mi confermerebbe questa immagine stereotipica del femminismo, e non sarei d’accordo con questa visione. Poi naturalmente il femminismo ha tante espressioni ben meno radicali di questa, ma questa è la prima che mi viene in mente, e che quindi associo a una immagine negativa. Il motivo è poi che per me esser radicale è sempre negativo, in qualsiasi direzione si vada (dall’integralismo religioso alle diete alla musica a.. quel che vuoi.

Ho poi l’impressione che il concetto di femminismo sia a volte sfruttato in modo improprio. non ho dubbi sul fatto che le donne (intendo in Italia, oggi, e non parlo di altri paesi) tendono ad avere meno opportunità degli uomini in campo lavorativo, che devon faticare di più per aver gli stessi posti – quando ci riescono, che in generale sono discriminate, ma temo che usare la bandiera del femminismo per far passare delle “concessioni” per le pari opportunità non faccia che rafforzare questa idea che, giust’appunto, noi siamo il sesso debole e gli uomini devono “concederci” delle condizioni di favore per farci esser altrettanto produttive, efficaci e di successo. Secondo me invece le pari opportunità devono riguardare anche l’uomo: mi viene ovviamente in mente la Germania e la questione dei papà che hanno il congedo di paternità tanto quanto le mamme, e mi chiedo perchè le donne debbano essere trattate come una categoria “a parte”, quando a scuola eravam sempre le prime della classe. Cos’è, a far figli si diventa improvvisamente deficienti?!

Voglio raccontare un episodio: ero in macchina con due scienziate finlandesi, le stavo accompagnando alla conferenza a Carpi. La Finlandia ha una presidente donna e pare stia per avere anche il primo ministro donna. Se ho capito bene hanno fatto un’inchiesta nelle scuole e hanno chiesto ai bimbi cosa volevan fare da grandi.. e un bimbo, maschio, ha chiesto “Posso diventare anch’io presidente… anche se sono un maschio?!” Te l’immagineresti mai in Italia una domanda così?!?”

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