Archive for novembre, 2011

29 novembre 2011

“Il Cav. che resta in noi” – Bologna, domenica 4 dicembre.

di Komorebi

Riportiamo la bella inziativa del gruppo “Maschile plurale” che si terrà a Bologna, domenica 4 dicembre dalle ore 10 alle ore 18 in via Mentana, 2, presso la fondazione Gramsci Emilia – Romagna.

Ne abbiamo parlato con Gianluca Ricciato, in un’intervista che andrà in onda su Radio Città Fujiko giovedì 1 dicembre, alle ore 12.30 (e che succesivamente potrete trovare sul nostro blog, alla pagina “Ascolta le puntate”).

In attesa di sentire le parole di Gianluca, vi riportiamo le informazioni sull’incontro che potete trovare sul sito di Maschile Plurale:

Il Cav. che resta in noi
La crisi della politica come questione maschile
Fondazione Gramsci Emilia – Romagna, Via Mentana 2 Bologna
dalle ore 10,00 alle ore 18,00

Qualche spunto per un confronto
La parabola politica di Silvio Berlusconi ha evidenziato quanto profondo sia il nesso tra potere, autorità e sessualità maschile nel tempo in cui la struttura simbolica dominante del patriarcato è sempre di più messa in discussione.

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28 novembre 2011

raccontare il genere e creare nuovi immaginari

di sciul

Sabato pomeriggio, presso la mediateca di San Lazzaro, Mara Cinquepalmi ci ha dato la possibilità di prendere parte ad un’ iniziativa dal titolo “Narrazioni di Genere“. In occasione della giornata mondiale contro la violenza alle donne infattila redazione di Frequenze di Genere ha partecipato, nella persona di Mari, ad un dibattito molto interessante sulle modalità utilizzate dai media per raccontare i generi, quasi mai neutre, ma anzi fortemente stereotipate. In particolare, bambini e bambine sono spesso fruitori inconsapevoli di modelli che non lasciano scampo al libero sviluppo della personalità, influenzando invece fortemente desideri e relazioni tra i sessi.

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25 novembre 2011

NARRAZIONI DI GENERE – sabato 26 novembre

di Angela

Carissim*,

queste sono settimane fitte di impegni per Frequenze di Genere, e non possiamo che esserne felici. Oltre alla mostra in corso, che potrete visitare da oggi fino al 2 dicembre a Funo, vi segnaliamo un incontro a cui prenderemo parte, previsto per domani presso la Mediateca di San Lazzaro di Savena (Bologna), dal titolo Narrazioni di genere. L’incontro si terrà alle ore 17.30 presso la Sala Eventi della mediateca (via Caselle, 22) ed è promosso dall’Assessorato alla Qualità Socio Culturale e Pari Opportunità in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne. Ebbene, come vi dicevo, in questo incontro è previsto anche un intervento di Frequenze di Genere, nella persona fisica di Mari, che parlerà della nostra esperienza radiofonica. Seguiranno poi gli interventi di Barbara Servidori e Stefania Prestopino (associazione culturale Hamelin) che presenteranno l’ultimo numero della rivista «Hamelin», dedicato proprio alle questioni di genere; successivamente Davide Pace (cooperativa Equilibri) contribuirà parlando del progetto Di che genere sei, realizzato dalla zona interbibliotecaria Valle dell’Idice. L’intero incontro sarà moderato da Mara Cinquepalmi. Se vi trovate in zona vi invitiamo a partecipare, e magari passare a salutarci.

A presto e buon weekend!

Frequenze di Genere

25 novembre 2011

Cult – “Ti do i miei occhi”

di Komorebi

La recensione del film “ti do i miei occhi” ospitata nella rubrica Cult della puntata del 18 novembre è ad opera di Anna Bestetti.

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Te doy mis ojos ( Ti do i miei occhi, in italiano) è un film spagnolo del 2003.

Il film inizia con la scena di una donna che, in piena notte, esce di casa con il figlio per mano e una valigia sotto braccio. Quella che potrebbe sembrare la fine di una relazione con un marito violento, è soltanto l’inizio di un processo di emancipazione complesso che Pilar, la protagonista, deve affrontare.

Il film è ambientato a Toledo, nella splendida capitale della Castilla La Mancha. Laddove Don Quisciotte lottava contro i mulini a vento, Pilar deve combattere non solo contro il marito che cercherà di riconquistarla, ma anche contro quella mentalità per la quale il primo dovere di una donna è quello di essere madre e moglie, di sopportare, di sacrificarsi per il bene e per l’unità della famiglia.

Questa mentalità che la regista, Icìar Bollaìn, critica della società spagnola, il pubblico italiano la ritrova facilmente in casa sua .

La maggiore battaglia di Pilar sarà comunque quella contro sé stessa e quella cultura nella quale è cresciuta e che, inevitabilmente ha interiorizzato.

Ti do i miei occhi è un film che parla della violenza in occidente, tra coppie europee e cristiane, tra persone, per così dire, come noi. Finalmente. Perché spesso sembra che a compiere violenza sulla compagna siano soltanto gli stranieri, gli immigrati e soprattutto i musulmani. Questo è forse il più grande merito del film.

Un altro grande merito è la profondità nella caratterizzazione e l’analisi psicologica dei due protagonisti. Pilar è una donna colta, amante dell’arte, con un lavoro che la gratifica e relazioni amicali. Una donna che se conoscessimo mai sospetteremmo essere vittima di violenza. L’unico indizio sarebbero quei lividi che cerca di nascondere, che comunque lei giustificherebbe con cadute dalle scale e piccoli incidenti domestici. L’atteggiamento di Pilar è proprio quello tipico della donna maltrattata. Non ne parla con le amiche, né con la madre né con la sorella, che è l’unica ad aver capito la situazione. Se ne vergogna e soffre in silenzio.

Antonio, il marito, è anche lui una persona insospettabile. Non si droga, non è alcolizzato, ha un lavoro stabile e all’apparenza sembra proprio un uomo a posto. L’analisi psicologica di Antonio è, a mio parere, particolarmente interessante. Antonio partecipa a un gruppo di aiuto per uomini violenti. Lo psicologo che lo segue gli fa appuntare su un quaderno le sensazioni che prova quando perde il controllo.

Così scrive Antonio: Il cuore accelera, si annebbia la mente e ti sembra come di soffocare, sembra che il collo e la nuca si riempiano di formiche, ti secchi dentro, si ferma l’aria, il rumore, tutto si ferma, e sei cieco.

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25 novembre 2011

Violenza domestica – III parte

di Komorebi

Andrà in onda oggi la terza ed ultima parte dell’intervista a Caterina Righi, operatrice della Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna. Parleremo di violenza economica, una forma di violenza forse meno riconoscibile di quella fisica, ma che ha il devastante effetto di minare l’indipendenza economica della donna, rendendole ancora più difficile allontanarsi da una situazione di violenza, in particolar modo se ha figli/e. Molto spesso infatti sono motivazioni di carattere economico che impediscono alle donne di separarsi da un partner violento, poichè da sole e con figli a carico è veramente difficoltoso poter pagare un affitto e, più in generale,  sostenere il costo della vita. Per le donne a cui il marito o il compagno ha impedito di lavorare, o che ha costretto a firmare ingenti debiti, uscire dalla violenza è praticamente impossibile, se non si può fare affidamento su una rete solidale o in mancanza di sostegni come quelli offerti dai centri antiviolenza, che mettono a disposizione, oltre ad un servizio di counselling, anche case rifugio in cui le donne e i loro figli/e possono vivere per un periodo di tempo,  in modo da poter  intraprendere un percorso di recupero di autonomia e indipendenza sia emotiva, che economica.

Vi invitiamo ad ascoltare la puntata in diretta sulle frequenze di Radio Città Fujiko 103.1 Fm per chi si trova a Bologna e provincia, o dal sito della radio http://www.radiocittafujiko.it, se siete altrove nel mondo.
ATTENZIONE: la puntata di oggi venerdì 25 novembre, in onda dalle 13.30 alle 14,  potrebbe subire ritardo a causa del prolungarsi del Question Time della diretta del Consiglio Comunale di Bologna.

Buon ascolto!

24 novembre 2011

25 novembre – Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

di Angela

Vi ricordiamo brevemente che da domani venerdì 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, sarà visitabile la mostra Cose che succedono, allestita presso la Biblioteca Centro culturale di Funo.

Vi aspettiamo tutti il 2 dicembre alle ore 21 a Funo!

Frequenze diGenere

17 novembre 2011

Cose che succedono – You are cordially invited

di Angela

Carissim*,

questo post è per comunicarvi che la redazione di Frequenze di Genere ha curato un’iniziativa in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre prossimo. Si tratta di una mostra tematica che intende raccontare la violenza domestica nella fattispecie, che risulta essere quella che incide in maniera nettamente maggiore sui dati e sulle statistiche. Questa mostra ha lo scopo di stimolare una riflessione in merito alla violenza sulle donne, e si propone come obiettivo quello di spiegare alcune delle dinamiche più frequenti con cui questa si manifesta. Per farlo ci siamo avvalse di oggetti quotidiani, che tutti abbiamo in casa e usiamo: la violenza domestica non è un qualcosa di lontano, che ha luogo in ambienti totalmente negletti ed emarginati. Al contrario è qualcosa che accade tutti i giorni attorno a noi, anche quando non ne abbiamo idea.

La mostra sarà visitabile dal 25 novembre al 2 dicembre e l’iniziativa si concluderà il 2 dicembre alle ore 21 con un incontro in cui approfondiremo insieme a voi questo argomento, ci confronteremo sul tema della violenza, sulle ultime rilevazioni in merito, su quello che è il ruolo dei media e sulle diverse forme di violenza, di come queste si manifestino e dell’incidenza che hanno sulla popolazione. Il luogo è la Biblioteca Centro Culturale di Funo (Bo), via Don Pasti 80. Siete tutt* cordialmente invitat*, non mancate!

(Questo è il link all’evento facebook)

La redazione

*Progetto grafico a cura di Laura Turrini.
15 novembre 2011

NON E’ “TROPPO AMORE”!

di Komorebi

Leggo oggi in un articolo su Repubblica.it che a gennaio del 2012 la Rai manderà in onda un ciclo di quattro film che racconteranno della violenza contro le donne: la produttrice è Claudia Mori, la sigla sarà un singolo inedito di Gianna Nannini uscito in questi giorni. Fin qui tutto bene, anzi: nel corso della prima intervista a Caterina Righi del centro antiviolenza di Bologna auspicavamo proprio una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica rispetto al fenomeno, mediante una diffusione più estesa delle informazioni al riguardo e certamente il grado di diffusione di un messaggio veicolato da una fiction Rai  è molto alto. Arrivo però a leggere quale sarà il titolo di questa serie e qui rimango di stucco: “Troppo amore“. Non ci voglio credere. Utilizzare la parola “amore” nel titolo di una serie televisiva sulla violenza alle donne  significa cancellare  l’ottimo intento  alla base di questo prodotto televisivo, significa offrire a milioni di telespettatori un’informazione errata sul tema, significa generare o contribuire a mantenere nel pubblico una percezione distorta del fenomeno. Sarebbe stato importante invece scegliere un titolo che ribadisse con forza che la violenza contro le donne non c’entra nulla con l’amore: non è un’esplosione di amore quella che porta gli uomini a controllare, svilire, picchiare, legare, violentare e uccidere le proprie compagne (o ex compagne). Non è amore la gelosia accecante e  non è amore nemmeno il senso di possesso nei confronti della propria partner o ex partner.
E’ necessario fare uno sforzo mentale, sia individuale che collettivo, per ripulire il nostro linguaggio dalle espressioni stereotipate, così profondamente radicate in noi da non farci percepire la gravità di ciò che stiamo dicendo e da rendere contradditoria un’iniziativa, come quella della fiction sulla violenza, sviluppata probabilmente con i migliori propositi.
Non può che tornarmi in mente una frase di Chiara Cretella, che in occasione dell’intervista per la presentazione del festival “La Violenza Illustrata” ci ha detto “in realtà di violenza molto si parla, ma il grande problema è che se ne parla male

Le parole sono importanti!

13 novembre 2011

Di cosa parliamo quando parliamo di violenza contro le donne?

di Komorebi

Con la puntata di venerdì 11 novembre abbiamo dato il via ad un ciclo di tre puntate sul tema della violenza contro le donne. Vi riportiamo l’intervista a Caterina Righi, operatrice della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna.

Benvenuta Caterina. Perché parliamo di violenza contro le donne, in cosa differisce dalle altre forme di violenza?

E’ una violenza che le donne subiscono in quanto donne e la subiscono in ogni parte del mondo. In particolare, la violenza di cui mi occupo io è quella che la donna subisce da parte del partner o dell’ ex-partner.

Chi sono gli uomini che compiono atti di violenza contro le donne?

Sono uomini che possono intendersi come uomini “normali”, con una vita sociale e un’attività lavorativa, in grado di avere relazioni sociali che funzionano molto bene e che poi nell’ambito della relazione affettiva compiono violenza: non esiste una tipologia di uomini, nè di donne, è un fenomeno che si manifesta indipendentemente dall’età, dalla provenienza etnica e dallo status sociale: quando parliamo di violenza contro le donne ci troviamo di fronte ad un fenomeno trasversale.

Quanto è diffusa la violenza contro le donne?

Noi dal 1990 al 2006 abbiamo avuto una media costante di 350 nuovi accessi all’anno, ovvero 350 donne “nuove” che si sono rivolte a noi per avere aiuto rispetto ad una situazione di violenza, che di anno in anno si sono andate a sommare alle donne che il centro seguiva già. Dal 2006 ad oggi il numero sta lievitando e in media ci contattano tra le 550 e le 600 donne nuove all’anno. Dai dati della ricerca Istat del 2007 risulta che il 30% di un campione di 20.000 donne ha ammesso di aver subito almeno una volta violenza da parte di un partner, ma di questo grande numero solo un 4% ha detto di essersi rivolto ad un centro antiviolenza o ai servizi sociali: ciò significa che il sommerso è tuttora molto diffuso e c’è molto silenzio rispetto a queste situazioni.

I dati italiani  sono in linea con gli altri dati europei e mondiali?

Sì, sono dati assolutamente coerenti. In realtà non esiste ancora una raccolta nazionale sui dati della violenza domestica, a parte quelli di un’unica ricerca Istat del 2007. A livello regionale il nostro centro, che è attivo da più di 20 anni, ha sviluppato insieme ad altri centri dell’Emilia Romagna  una raccolta dati annuale, iniziata nel 1995, e i  dati che abbiamo raccolto sono coerenti con altri dati raccolti a livello europeo e mondiale. Questo ci ha permesso di vedere i cambiamenti nel corso del tempo, come il fatto che le donne si rivolgono ora ai centri antiviolenza prima che in passato: all’inizio degli anni ’90 infatti si rivolgevano a noi dopo una media di 10 anni di violenze subite, ora la media si aggira intorno ai 3-5 anni.
La mia percezione personale poi è che stanno aumentando molto le donne giovani che arrivano  al nostro centro con relazioni molto recenti rispetto alla violenza.

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10 novembre 2011

Comunicato dell’assemblea plenaria del Feminist Blog Camp contro gli attacchi regionali all’autodeterminazione delle donne

di Komorebi

In attesa di raccontarvi dettagliatamente l’intensa esperienza che abbiamo vissuto partecipando al Feminist Blog Camp, tenutosi dal 28 al 30 ottobre a Torino, desideriamo condividere con voi  il Comunicato dell’assemblea plenaria del Feminist Blog Camp contro gli attacchi regionali all’autodeterminazione delle donne:

Siamo donne, ragazze, studentesse, precarie, disoccupate, provenienti da differenti città, appartenenti a collettivi di genere e percorsi di autodeterminazione. Da tempo siamo impegnate nelle nostre regioni a contrastare quelle politiche sociosanitarie che minano, seppur in modi differenti, l’autodeterminazione delle donne in tema di scelta di maternità; in particolare l’introduzione del volontariato pro vita nei consultori e la privatizzazione dei servizi sanitari che si accompagnano a quella capillare diffusione dell’obiezione di coscienza come vero e proprio dispositivo per normare le nostre condotte e sessualità. Il Feminist Blog Camp è stata per noi occasione di incontro e condivisione. Un incontro dal quale non abbiamo potuto che trarre conferma all’idea che questi attacchi siano assolutamente trasversali e che le singole regioni rappresentino il laboratorio di un disegno più ampio, volto a generalizzare questo modello sociosanitario in tutta Italia.

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