Gabbie e specchi

di Komorebi

Prima del convegno a cui abbiamo partecipato sabato scorso, mentre ragionavo sulle gabbie di sguardi e mi chiedevo in quante gabbie la nostra visione delle cose fosse intrappolata, mi è tornata alla mente una pubblicità di cui abbiamo parlato nella prima puntata di questa stagione, quella di una nota marca di intimo femminile che pareva voler andare controcorrente rispetto alle tendenze pubblicitarie, scegliendo come modella non la solita giovanissima, bensì una donna matura, in modo da creare uno spot che potesse rappresentare maggiormente  le donne comuni.
Una scelta all’apparenza molto rivoluzionaria, se non fosse stato per il fatto che la donna in questione era Isabella Ferrari, il cui corpo difficilmente credo possa simboleggiare il corpo delle cinquantenni che incontro tutti i giorni  (a meno che non siano anch’esse modelle o attrici, ovviamente).  Allora mi domando: ma è davvero impossibile fare pubblicità con donne “normali”? Donne alte, donne basse, donne magre, donne grasse, donne cicciottelle, donne senza seno, donne con molto seno, donne con le rughe, con i fianchi promimenti, senza fianchi…

Della relazione tra l’uso delle modelle nella pubblicità, l’ossessione per l’estetica e i guadagni delle industrie legate alla bellezza ( diete, cosmetici, chirurgia estetica) avevamo già paralto in questo articolo. Alle riflessioni sviluppate in quella sede oggi se ne aggiunge un’altra, rispetto ad un’ affermeazioneche ho sentito spesso, ovvero che “le donne invecchiano peggio degli uomini“: parole proferite come verità assoluta, condivisa anche  molte  donne. Perchè c’è questa idea diffusa?

Io mi sono data la mia risposta, che ha a che fare con l’assenza delle donne comuni dalle pubblicità: se provate a guardare e a paragonare le immagini di uomini maturi e donne mature che si vedono negli spot, di solito gli uomini sono molto piu’ fedeli alla realtà che possiamo sperimentare tutti i giorni, di quanto non lo siano le donne delle stesse pubblicità. Io credo che semplicemente ci pare che gli uomini “invecchino meglio” perché in pubblicità e in televisione i volti e i corpi reali delle donne non li vediamo mai e, mano a mano che l’età sale, l’aderenza con la realtà diminuisce sempre piu’ fino quasi a scomparire.

Ho scoperto che non è impossibile fare pubblicità efficaci con donne della porta accanto (ma evidentemente non in Italia – ricordo giusto un tentativo di una marca di saponi e bagnoschiuma, poi più nulla): guardate qui. Cosa ne pensate? Io onestamente nel guardarla ho provato un certo sollievo, ho trovato in questo velocissimo spot quell’autenticità che manca alla pubblicità italiana, un’assenza di autenticità che, per quanto mi riguarda, crea un enorme distanza tra me e il prodotto in questione, qualunque esso sia.

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