Genere ed Educazione – 5° (ed ultima) puntata

di Komorebi

Carissim*

siamo arrivati al termine di questo ciclo dedicato all’educazione, in cui abbiamo raccontato come avviene l’addestramento ai ruoli maschile e femminile, confermando che femmine e maschi si nasce, ma donne e uomini si diventa.
Molti sono stati gli esempi rispetto a tutti quei gesti e quelle pratiche ritenute ovvie, normali, innocenti, come la scelta dell’abbigliamento e dei giocattoli, che ripetute giorno dopo giorno costruiscono gabbie intorno a bambini e bambine, limitando lo sviluppo della loro personalità, del loro carattere, dei loro interessi e, di conseguenza, le loro possibilità di realizzazione.

  Concluderemo il discorso parlando di due libri molto importanti per il tema in questione: il primo, “Dalla parte delle bambine“, è stato scritto nel 1973 da Elena Gianini Belotti,  che già 40 anni fa raccontava  come, fin dai primissimi anni di vita di bambini e bambine, gli adulti agissero in maniera tale da renderli/e conformi a ciò che si riteneva essere socialmente giusto, adatto e auspicabile per il loro sesso.
 “Ancora dalla parte delle bambine” è il titolo del secondo libro, scritto nel 2007 da Loredana Lipperini, a cui abbiamo chiesto quale sia oggi la situazione delle bambine italiane, in un’intervista che ha toccato temi fondamentali quali la rigenderizzazione, l’attivismo sul web, l’educazione sessuale, l’enorme problema degli obiettori di coscienza e la figura della madre sacrificale, tanto invocata  in questo particolare momento di crisi economica.

Ci accompagneranno i brani di Joan Baez, scelti per noi dalla nostra ascoltatrice Stefania.

Vi aspettiamo venerdì 10 febbraio, dalle 13.30 alle 14, sempre su Radio Città Fujiko.
Buon ascolto!

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2 commenti to “Genere ed Educazione – 5° (ed ultima) puntata”

  1. Ciao a tutte. Qui sotto trovate i links delle pagine dei Piani di studio dei corsi di laurea dell’Università di Bologna. Sono d’accordissimo che i libri di testo vadano curati, relativamente alle tematiche di genere. Tuttavia ritengo più urgente formare chi andrà a filtrare l’accesso a quei libri. A 6 anni i bambini e le bambine hanno già appreso molto a proposito del loro ruolo sociale. In questi piani di studio NON CI SONO ESAMI OBBLIGATORI SULLE TEMATICHE DI GENERE e solo nel corso di educatore Sociale e Culturale c’è la possibilità di scegliere un esame riguardante questo tema, come facoltativo. Questo significa che chi andrà a contatto giornalmente con bimbi e bimbe della fascia 0-10, non sarà formata/o, non avrà gli strumenti per ragionare su di sè, né per far ragionare i piccoli sui loro comportamenti.
    Questo mio commento è stringato e poco argomentato per ragioni di tempo. Spero di approfondire nei prossimi giorni.
    Buone cose e grazie mille.
    Veronica

    http://www.scform.unibo.it/Scienze+della+Formazione/Didattica/Lauree/manifesto.htm?AnnoAccademico=2011&CodCorso=0994

    http://www.scform.unibo.it/Scienze+della+Formazione/Didattica/Lauree/manifesto.htm?AnnoAccademico=2011&CodCorso=0995

    http://www.scform.unibo.it/Scienze+della+Formazione/Didattica/LaureeMagistraliCicloUnico/manifesto.htm?AnnoAccademico=2011&CodCorso=8540

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    • Carissima,
      grazie per le tue considerazioni, spero che le nostre amiche del Csge possano darti una risposta “da dentro” rispetto alle scelte didattiche universitarie.
      Intanto ti do la mia “da fuori”: penso che le cause del problema che tu sollevi si possano ritorvare sempre nell’invisibilità delle gabbie in cui siamo inseriti, il che vuol dire che se nessuno te le fa vedere, per te non esistono ed è logico che tu non possa attuare alcun cambiamento per uscirne.
      Dato che tutta la nostra cultura è permeata di stereotipi di genere, putroppo non possiamo aspettarci di trovare questa sensibilità in chi decide i piani di studio. Mi basta pensare alla mia facoltà, in cui ai miei tempi nel mio corso di laurea c’erano ben 3 esami su questioni di genere (tutti a scelta, OVVIAMENTE), ma almeno c’erano. Adesso mi pare che ne sia rimasto uno solo (e sempre a scelta). Esisteva anche un master in pari opportunità finanziato dall’UE, che è stato poi chiuso perchè i finanziamenti sono venuti meno. Dottorati in tal senso nemmeno a parlarne, fatti salvi un paio (che si trovano a Napoli e a Roma).

      Certo, se un giorno i membri di un Consiglio di Facoltà si svegliassero e decidessero di inserire gli studi di genere nel proprio corso di laurea, il cambiamento sarebbe molto piu’ veloce ed agevole… ma ragionando realisticamente rispetto alla situazione in cui ci troviamo, gli unici e le uniche che possono far avvenire questo cambiamento siamo proprio noi, esigendolo ed esigendolo su tanti fronti. Ad esempio, i progetti legati al genere all’interno delle scuole sono molto pochi e sostenuti solo dalle insegnanti che abbiano già di loro una sensibilità di questo tipo. Questo perchè le attività e i progetti extra sono quelli che rispondono o a desideri dei genitori (attività musicali, teatro, sport, ecologia, etc) o a necessità delle insegnanti rispetto ad aclune problematiche piuttosto frequenti (gestione dei contesti multiculturali, dell’iperattività, del bullismo, etc) e tendenzialmente nè i genitori, nè le insegnanti avvertono le questioni di genere come un qualcosa di urgente, appunto perchè il piu’ delle volte non lo riconoscono affatto come un problema, perchè la gabbia è invisibile anche per loro.

      Proprio come genitori io credo possiate avere un grande potere, richiedendo alle scuole attività di questo tipo, parlandone con altri genitori e facendo nascere in questo modo un bisogno, una necessità. Necessità che se diverrà tale, dovrà ricevere una risposta anche a livello istituzionale, nei luoghi di formazione delle insegnanti e non solo.

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