Cult – Una separazione

di sciul

Una separazione“, film iraniano del 2011 di Asghar Farhadi, già regista di About Elly.

Il film, ambientato in Iran, inizia con la discussione, davanti ad un tribunale, tra due coniugi. Simin, la moglie, ha ottenuto il visto per sè e i suoi famigliari per espatriare. Nader, il marito, si rifiuta di andarsene dal paese, perchè vuole prendersi cura del padre anziano e malato di alzheimer. Simin per avere la possibilità di uscire dal paese chiede il divorzio, ma per poter prendere con sè la figlia minorenne ha bisogno del consenso del marito, che non le viene dato. La figlia stessa adolescente, molto legata sia al padre che alla madre, decide di restare con il padre nella speranza che la sua scelta possa indurre un ripensamento della madre e riunire la famiglia. In attesa di prendere una decisione Simin si trasferisce dai suoi genitori. Nel frattempo Nader si organizza e assume una donna che si occupi del padre anziano mentre lui è al lavoro. La donna, ultra religiosa, ha grandi difficoltà nel conciliare le sue vicissitudini familiari (abita lontano, deve accudire anche la figlia piccola che porta sempre con se, il marito non sa che lei lavora) e religiose con il nuovo lavoro (al limite dell’assurdo la telefonata ad un consulente religioso al quale la donna chiede se è valutato o meno peccato cambiare i pantaloni e aiutare a lavarsi un anziano di sesso maschile). A tutto ciò si aggiunge  una gravidanza che contribuisce ad affaticarla considerevolmente. Anche il rapporto con l’anziano padre di Nader, che sembra soffrire della mancanza della nuora, è tutt’altro che facile.
Un giorno in cui Nader torna a casa dal lavoro prima, in seguito ad una serie di eventi, avviene una colluttazione tra Nader e la signora incaricata di badare al padre. Scatta una denuncia da parte della famiglia della donna e del marito furibondo, ultra religioso e conservatore, e inizia una querelle in tribunale, che sfocerà in un’ escalation di tensione emotiva e violenza psicologica tra le due famiglie.

Il regista tocca con maestria una serie di temi assolutamente attuali ed universali, ancor più vividi e complessi se calati nella società iraniana contemporanea. Tra questi:

lo scontro tra due mondi diversi, quello laico-moderno e quello ultra religioso e conservatore. Le due famiglie che si trovano a fronteggiarsi in un’aula di tribunale, sono estremamente diverse. Simin e Nader sono una coppia assolutamente laica e “moderna”, il loro rapporto è paritario rispetto alle decisioni che prendono e ai ruoli che ricoprono all’ interno della famiglia. Nell’altra famiglia, ultraconservatrice e con meno strumenti culturali, il ruolo della donna è relegato ancora una volta a quello di madre e casalinga, e il marito, nevrotico, violento e pieno di debiti, usa tutte le giustificazioni che gli offrono una visione del mondo religiosa e conservatrice, per accusare Nader ed ottenere giustizia;

la difficoltà a comunicare all’interno della coppia
Nonostante la spiccata differenza negli stili di vita delle due famiglie, resta in entrambe una fortissima difficoltà a comunicare e comprendersi tra coniugi. Nader infatti fatica, per una ben poco chiara questione di orgoglio, a manifestare a Simin il proprio amore e nonostante le aspettative, sia di Simin che della figlia adolescente, non le chiederà mai esplicitamente di ritornare sui suoi passi e non partire. Dall’ altra parte il marito praticante, accecato dalla rabbia e occupato nel difendere a spada tratta il proprio onore, di cui la moglie in prima persona è depositaria e custode, suo malgrado, non si preoccuperà mai di chiedere alla moglie com’è andata veramente, e non lo scoprirà se non alla fine del film, sotto gli occhi sgomenti ed esasperati dello spettatore.

il dilemma se sia meglio restare e combattere o lasciare tutto e partire alla ricerca di qualcosa di migliore
Questo tema emerge con prepotenza, in particolare rispetto alla condizione della donna. Simin è ben consapevole delle lotte che dovrà combattere la propria figlia adolescente, crescendo in un clima oscurantista e pieno di contraddizioni come quello che si respira nell’Iran di oggi, e la sua condizione di donna certamente non l’agevolerà. Per questo si adopera per crearle un’alternativa, un visto valido per l’espatrio che le permetta di iniziare una nuova vita, in un paese dove sicuramente la legge dello stato non sia dettata da precetti religiosi. D’altro canto Nader è un padre attento e affettuoso, non fa mancare niente alla figlia e insiste su un’educazione che passo a passo le possa forgiare il carattere, rendendola forte ed autonoma, capace di fronteggiare a testa alta tutte le difficoltà che sa che le si presenteranno in quanto donna in un paese come l’Iran. Molto significativa la scena in cui, ad una stazione di rifornimento di benzina, obbliga la figlia a fare rifornimento (tutt’ intorno sono solo uomini) e a fronte di un resto sbagliato che le viene dato, la obbliga a scendere dalla macchina, imbarazzata perchè si sente gli occhi degli altri uomini addosso, e ad andare a riscuotere la parte di soldi mancanti.

la separazione tra gli ideali e la contingenza delle situazioni, che fa saltare ogni aderenza alle regole che ci si è dati.
Sia Nader che il marito ultra conservatore, rispettano regole e precetti molto precisi appartenenti ognuno al proprio sistema di valori. Ne sono fermi sostenitori e custodi, e l’importanza del pieno rispetto di queste regole, si trasmette con forza, alla figlia per il primo, alla moglie per il secondo. Per entrambi basterà l’urgenza di una situazione di vantaggio immediato a proprio favore, per dimenticarsi del rispetto delle regole tanto predicate, facendo emergere con forza tutta la contraddizione di un mondo in cui l’appartenenza all’ una o all’altra sfera (quella laica e quella religiosa in questo caso) sono una pura e semplice facciata, in cui le regole a questo punto non esistono, mentre a prevalere sono sempre e solo gli interessi personali.

Le uniche figure positive del film sono quelle delle donne, coerenti in tutto e per tutto. In particolare la figura di Simin, determinata a perseguire il proprio desiderio di una vita migliore e più libera, anche a costo di perdere la figlia; determinata nell’indagare a fondo rispetto a tutta la faccenda, senza dare niente per scontato, nemmeno la presunta innocenza del marito, anche se questa ricerca della verità potrebbe essere molto dolorosa; determinata nel risolvere il diverbio, Simin utilizza tutte le proprie capacità comunicative per mediare un compromesso che possa essere risolutivo e accettabile per entrambe le famiglie.
Eloquente e particolarmente significativo il lungo sguardo, che in una delle ultime scene cruciali del film, si scambiano la figlia adolescente di Nader e Simin e la bambina della coppia credente. Testimoni oculari ed emotive dall’inizio alla fine di ogni singolo avvenimento relativo alle proprie famiglie, talvolta complici, molto più spesso in tutta la loro ingenuità, portatrici di un’autenticità di valori continuamente traditi e deturpati, da un mondo adulto corrotto e concentrato sui propri interessi. Il loro sguardo ci ricorda l’avvenire di una nuova generazione, una nuova generazione in questo caso di donne, che alla luce di tutti questi trascorsi, farà le proprie scelte. A loro la scelta se restare o partire, alla figlia di Simin e Nader, in una delle scene più strazianti del film, scegliere se rimanere con il padre o con la madre. E l’impressione dello spettatore è, che qualunque scelta prenderà in seguito a questa separazione dolorosa, sarà comunque la più saggia.

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