Cult – Via delle Camelie

di Komorebi

Pubblichiamo (molto in ritardo!) la recensione del libro “Via delle Camelie” di Mercé Rodoreda, a cura della nostra ascoltatrice Francesca Bertolani.

Grazie Francesca e buona lettura a tutt*!

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via delle camelieVia delle Camelie, Mercé Rodoreda, La Nuova Frontiera

Vorrei presentare la voce di Mercè Rodoreda, fiore all’occhiello della letteratura catalana novecentesca, considerata dalla critica una novella Virginia Woolf: nelle sue opere ricorre come protagonista un personaggio femminile che ripercorre i luoghi dell’infanzia dell’Autrice, diversamente attraversati, ma spesso risolti in un immaginario floreale, grande passione della Scrittrice. In un suo testo che non ha raggiunto la fama de La piazza del diamante, ma non per questo meno intensa e toccante, che è la Via delle Camelie, si narra di una neonata, Cecilia, abbandonata accanto a una cancellata piena di piante di camelie, raccolta e cresciuta da una coppia di anziani coniugi che non sanno colmare il suo vuoto. La bambina, impaurita e ossessionata da buffi rituali, diventa donna in un’inquieta ricerca di protezione, passeggiando, vagando, scrutando e assorbendo vita dalla varia umanità che la circonda e di cui si circonda: per le strade ed i marciapiedi di Barcellona, Cecilia trova conforto alla sua solitudine buttandosi in rapporti ambivalenti di amore e maltrattamento con un susseguirsi senza tregua di uomini, la scrittura si fa dura come la violenza delle emozioni a cui Cecilia si sottopone senza poterle contenere, fuggendo dall’uno all’altro uomo ovvero fuggendo da se stessa, finchè il profumo di tiglio, questo contatto così intimo con la natura che la penna di Rodoreda rende vivo, presente e sensuale (così come le descrizioni di abiti e cibi nel profondo dei loro colori e sapori, di specchi, bagni, secchi e stuoini ed altri piccoli oggetti che ricamano una delicatezza tutta femminile del suo precario, esuberante mondo), la rimette in contatto con la sua infanzia, ricucendo la trama della sua storia e preludendo ad una nuova apertura. Dalla trascuratezza, dal degrado di fumo, malattie e cliniche, immagini di bambini si riaffacciano gradualmente allo sguardo di Cecilia, incuriosendola, finchè la voce di un anziano ammiratore che gratuitamente la sostiene si salda alla voce di chi da piccola la salvò dalla morte, rendendo alla protagonista “tutto più grande, e lei più piccola”, come un gattino tra le lordure dell’esistenza.

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