Centro Anitiviolenza Bologna: attivazione del Progetto SAVE

di Komorebi

Riceviamo questo comunicato stampa dalla Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna:

Attivazione del progetto SAVE 

Sicurezza e Accoglienza per Vittime in Emergenza

Un progetto finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità presso il Consiglio dei Ministri

  Il Dipartimento delle Pari Opportunità ha approvato e finanziato il progetto SAVE – Sicurezza e Accoglienza per Vittime in Emergenza, presentato dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna. Il progetto avrà durata  biennale, fino a ottobre 2014, ed è sostenuto dal Comune e dalla Provincia di Bologna, Udi, Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato.

Il progetto ha permesso l’apertura di un servizio specializzato offerto a una particolare categoria di vittime – le donne ad alto rischio di violenza molto grave o letale, che possa procurare lesioni personali gravi, femicidio o tentativi di femicidio, inclusi i così detti crimini e omicidi in nome dell’onore – con la realizzazione di una pronta ospitalità specializzata per l’intero territorio provinciale di Bologna. Si tratta di una risposta innovativa alla gestione dell’emergenza per vittime ad alto rischio, grazie a una qualificazione specialistica del personale e l’ottimizzazione e la messa in rete delle risorse esistenti, in modo da garantire una maggiore protezione per le vittime.

La casa di pronta ospitalità Save mette a disposizione 8 posti letto in un appartamento di proprietà della Casa delle donne, con possibilità di accesso tutti i giorni della settimana festivi compresi dalle 8 alle 20. La permanenza nella casa Save è prevista per 1 mese circa e – come tutti i servizi della Casa delle donne – è completamente gratuita. Dall’apertura, il 1° dicembre 2012, ha ospitato già 10 donne e 16 minori, di cui 2 italiane e 8 straniere.

Le destinatarie del servizio sono donne maggiorenni italiane e straniere – con o senza minori – che necessitano di un’immediata ospitalità a causa della pericolosità del rientro nella propria abitazione, e che per questo si siano rivolte alle Forze dell’ordine o ai Pronto soccorso, ai Servizi Sociali, o direttamente alla Casa delle donne.

Attraverso le opportunità offerte da questo progetto, la Casa delle donne completa i suoi servizi di ospitalità – da sempre improntati sui bisogni delle donne e dei minori che subiscono violenza – con il tassello mancante nella filiera che, partendo dall’emergenza arriva all’ospitalità in semiautonomia per due anni, passando dalle case rifugio dove la permanenza è prevista solo per alcuni mesi. La Casa delle donne, infatti, ad oggi dispone di 3 appartamenti a indirizzo segreto, per un totale di 18 posti letto, forniti dalla Provincia di Bologna che ne copre anche le utenze, e 7 minialloggi di transizione con altri 14 posti letto, messi a disposizione dal Comune di Bologna.

Gli standard europei per le case rifugio prevedono l’accessibilità 24h per le donne che a causa delle violenze devono allontanarsi dal loro domicilio, e questa esigenza era molto sentita tra tutte le agenzie e le istituzioni coinvolte nel Tavolo integrato contro la violenza nelle relazioni di intimità, attivo a Bologna dal 2010. In città finora non esisteva una pronta ospitalità qualificata specificamente sulle violenze di genere: con questo progetto la città si allinea ad altri territori dove il servizio è già presente (ad esempio, nella nostra regione, Parma).

Dal 2006 al 2010 il 30,5% dei femicidi nella regione Emilia-Romagna si sono verificati nel territorio provinciale di Bologna, nel 2011 sono stati il 23,5%, nel 2012 c’è stato 1 solo caso, e un altro finora nel 2013 (fonte: Casa delle donne). Si tratta di dati congruenti con quelli che riguardano l’incidenza della violenza di genere (il 38,2% delle donne adulte, secondo l’Istat, a fronte di una media nazionale del 32,9%) e dei femicidi nella regione Emilia-Romagna (l’8,8% di quelli avvenuti in Italia, secondo Eures-Ansa, il dato più alto dopo quello della Lombardia).

 

Angela Romanin – Ufficio stampa: 340 1247013

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