Evoluzione?

di Komorebi

levoluzione-di-calpurniaSto leggendo “L’Evoluzione di Calpurnia”, di Jaqueline Kelly. A dire il vero ho scovato questo libro mentre cercavo una nuova lettura per dei bambini di quinta elementare, la bibliotecaria me l’ha proposto come uno di quei libri “che parlano di grandi temi”.
Il libro racconta una storia ambientata alla fine del 1800 in Texas. La protagonista è una ragazzina di undici anni, Calpurnia, quarta (e unica femmina) di sette fratelli, che mal sopporta l’educazione classica impartita alle bambine della sua età, fatta di cuffiette per non far comparire le lentiggini, cucina, lavori a maglia, lezioni di pianoforte (e bacchettate sulle mani). Calpurnia ama la natura, gli animali, gli insetti e scopre che il nonno, distaccato signore che abita con la famiglia, ha le sue stesse passioni e sarà ben felice di accompagnarla, letteralmente mano nella mano, alla scoperta della professione di “Naturalista”. Inizia così la sua perlustrazione dell’ambiente circostante, la conoscenza di Charles Darwin e l’applicazione del metodo scientifico. Dallo spiccato interesse per gli animali, nasce in Callie la passione per gli insetti e la loro osservazione: raccolgono insieme un bruco peloso che la bambina custodisce sul comodino della sua camera, nutrendolo con foglie fresche fino al giorno in cui questo si chiude a bozzolo per uscirne nelle sembianze… della più grande falena che lei abbia mai visto. Dagli insetti alle piante il passaggio è obbligato e, in una delle sue uscite con il nonno, ne trovano una molto strana, che non corrisponde a nessuna di quelle catalogate nei libri che invadono il laboratorio dell’eccentrico uomo. Decidono quindi di portare la piantina al fotografo del paese più vicino e di spedire le fotografie allo Smithsonian Institution. Nei giorni dell’attesa, Callie viene richiamata ai sui compiti femminili dalla madre, allarmata dalla bruttezza dei suoi lavori a maglia e dai suoi biscotti duri come sassi: iniziano per lei giornate estenuanti di maldestre preparazioni di torte di mele e calzini di lana, che la allontanano dalle sue letture di Dickens e dalle sue uscite col nonno:

 “Non mi ero mai catalogata insieme alle altre ragazze. Io ero diversa; non appartenevo alla loro specie. Non avevo mai pensato che il mio futuro sarebbe stato come il loro. Ma in quel momento capii che non era vero, che ero esattamente come le altre ragazze. Era previsto che consegnassi la mia vita ad una casa, un marito, dei figli. Ci si aspettava che abbandonassi i miei studi naturalistici, il mio Taccuino, il mio amato fiume. Era questo il perfido scopo di tutto il cucito e la cucina che cercavano di inculcarmi, delle tediose lezioni che avevo disdegnato ed evitato. Mi venne caldo, poi freddo dappertutto. In fondo la mia vita non era con la Pianta. La mia vita era il prezzo da pagare. Perché non l’avevo capito? Ero in trappola. Un coyote con la zampa in una trappola”.

La parola “trappola” mi riecheggia nelle orecchie. E penso che in trappola siamo anche noi donne del 2000: siccome rispetto al passato tutto pare essere stato conquistato, sembrano non esserci ostacoli alla nostra realizzazione. Il voto, il lavoro, l’aborto, la contraccezione. L’indipendenza. Abbiamo tutto, anche l’esempio di chi ce l’ha fatta, di chi è arrivata in alto, di chi riesce a fare ricerca scientifica, di chi è diventata capo di Stato. Tutto parrebbe dire: “se non ce l’hai fatta forse sei tu che hai qualcosa che non va, forse non ti impegni abbastanza dato che ora ostacoli non ce ne sono e la strada è in discesa”.

Texas, 1899:

“Perché devo occuparmi dei bambini?” chiesi a Babbo.
“Perché sei la femmina” disse Lamar senza tanti complimenti.
Lo ignorai. “Perché devo badare ai bambini proprio io? Perché non posso portarli io, i messaggi? Perché io non posso guadagnare dei soldi?”
“Perché tu sei la femmina” ripeté Lamar allarmato, fiutando un possibile pericolo.
“E questo che cambia?”
“Le femmine non vengono pagate” disse Lamar con tono di scherno. “Le femmine non votano e non vengono pagate. Le femmine stanno a casa”.
“Forse faresti meglio a dirlo alla Scuola Normale di Fentress” feci io, fiera di come gli rispondevo per le rime. “La signorina Harbottle la pagano, giusto?” aggiungsi.
“Quello è diverso” disse Lamar con prepotenza.
Come, diverso?”
“Diverso e basta”.
“Ma per che cosa di preciso, Lamar?”
Continuai ad insistere così forte e così a lungo che mio padre, sfinito com’era e con un bisogno disperato di quiete, disse: “D’accordo, Callie, ti pagherò un nichelino”.

Italia, 2013:

Una donna uccisa ogni due o tre giorni dal suo compagno o dal suo ex. Una disparità salariale  intorno al 5% tra uomini e donne che fanno lo stesso lavoro con le stesse competenze. La totalità delle donne ha un reddito di poco superiore alla metà di quello della totalità degli uomini. Poche, pochissime donne nelle posizioni che contano: il potere politico ed economico ancora in mano maschile. Obiettori di coscienza che non solo rendono impossibile l’interruzione di gravidanza, ma si arrogano il diritto di non prescrivere gli anticoncezionali d’emergenza (leggi “pillola del giorno dopo”: lo sapete che su questo non possono obiettare?). E ancora: cinque ore di lavoro domestico al giorno contro un’ora e quaranta degli uomini.

C’è davvero di che esultare del nostro bel nichelino.

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