Interrogazione su obiezione 194: fatela anche nei vostri Comuni!

di Komorebi

Ci siamo salutati quasi due settimane fa, con una puntata in cui abbiamo commentato le prime reazioni al mailbombing contro l’obiezione di coscienza promosso da Fdg e a cui hanno aderito tanti ascoltatori e asoltatrici. Un’ azione importante a cui vogliamo dare visibilità è quella di Mattia Zucchini,  consigliere comunale del Comune di San Giorgio di Piano, che a seguito dell’iniziativa ha sottoposto un’interrogazione al Consiglio Comunale affinchè si adoperi per verificare il livello di obiezione di coscienza nel territorio di sua competenza (medici e farmacie comprese).

Trovate il testo integrale qui sotto: in accordo con Mattia lo pubblichiamo per fornire un possibile strumento a consiglier* e assessor*  che vogliano fare qualcosa per dare rilievo alla questione e sviluppare un dibattito all’interno dei loro Comuni.

Vi aggiorneremo sugli sviluppi e, se anche voi agirete nei vostri Comuni, vi invitiamo a fare lo stesso.

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CONSIGLIO COMUNALE DI SAN GIORGIO DI PIANO

Seduta del 25/03/2013

Io sottoscritto Mattia Zucchini, nella mia qualifica di Consigliere Comunale, ai sensi dell’art. 28 del Regolamento per il funzionamento e l’organizzazione del Consiglio Comunale

premesso che

– si sta verificando ormai da alcuni anni, su tutto il territorio nazionale, un grave problema rispetto all’attuazione della legge 194/78 (normativa sulla tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza), determinato, soprattutto in alcune aree del Paese, dalla presenza di un alto tasso di medici, anestesisti ed infermieri che attuano la scelta della obiezione di coscienza;

– tale situazione genera quale primo e più grave effetto quello di rendere difficoltoso per molte donne l’accesso ad un diritto previsto dallo Stato, non potendo il servizio sanitario pubblico garantirne lo svolgimento per la mancanza di personale medico e/o paramedico disponibile;

– l’alto tasso di obiezione si ripercuote anche sulle professionalità interessate, trovandosi i pochi medici non obiettori, nei casi più eclatanti, costretti a limitare la propria attività quasi ed esclusivamente agli interventi di interruzione delle gravidanze;

premesso altresì che

– la legge 194/78 riconosce espressamente il diritto all’obiezione di coscienza rispetto a questa pratica, con una disposizione che, peraltro, si rese necessaria al momento dell’introduzione della norma per tutelare quei medici che aveva optato per la professione sanitaria in un contesto nel quale l’aborto non era ufficialmente contemplato;

– nel contesto normativo attuale la scelta della professione sanitaria avviene nella piena consapevolezza dell’esistenza di questa pratica medica, legittima e tutelata dallo Stato oltre che garantita dal servizio sanitario nazionale;

– l’obiezione di coscienza rispetto all’aborto presenta la particolare caratteristica di affermare una propria convinzione morale facendone ricadere gli effetti e le conseguenze (difformemente da quanto accade in altre ipotesi) non sulla propria persona ma a discapito dei diritti delle donne e delle professionalità dei colleghi;

– l’obiezione di coscienza in tema di pretesa difesa della vita umana si è diffusa anche nell’ambito della professione di farmacista rispetto ai metodi contraccettivi (quali la c.d. pillola del giorno dopo), pur non risultando previsto da alcuna fonte normativa;

– con riferimento ai metodi contraccettivi (pillola del giorno dopo) si è posto il problema rispetto a quei medici di base che, richiamandosi all’obiezione di coscienza (anche in questo caso in assenza di previsioni normative), ne hanno rifiutato la prescrizione;

ritenuto che

– il diritto della donna di accedere ai metodi contraccettivi ed alla pratica medica dell’aborto in strutture pubbliche debba comunque essere garantito dallo Stato mediante l’adozione di scelte organizzative e programmatiche volte ad evitare che, come si è recentemente verificato in alcune regioni, il servizio sanitario nazionale si trovi nell’impossibilità di erogare tale tipologia di intervento;

– una eventualità come quella appena prospettata potrebbe comportare, da un lato, il ricorso a quelle forme di interruzione di gravidanza medicalmente non assistita molto pericolose per la salute della donna (pratiche che contribuirono, per le loro nefaste conseguenze, all’approvazione della legge 194) e, dall’altro lato, la necessità per le donne di doversi rivolgere forzatamente a strutture private (con tutte le conseguenze immaginabili in termini di costi e di discriminazione, sul piano delle possibilità economiche, nell’accesso al servizio);

rilevato che

– il nostro Comune appartiene ad un distretto sanitario nel quale insistono diverse strutture mediche pubbliche e medici di base che operano in regime di convenzione con l’azienda sanitaria locale;

– per i cittadini del nostro comune costituiscono comunque strutture sanitarie di riferimento tutte quelle collocate nel territorio provinciale, siccome facilmente accessibili;

– il nostro Comune ospita due farmacie;

Tutto ciò premesso e rilevato, il sottoscritto propone al Sindaco ed alla Giunta la seguente

INTERROGAZIONE

Onde conoscere lo stato attuale del diritto delle donne ad accedere all’interruzione della gravidanza nelle strutture sanitarie pubbliche presenti nel distretto sanitario di appartenenza del nostro Comune e/o comunque accessibili, nell’ambito provinciale, da parte delle cittadine sangiorgesi e le eventuali azioni assunte dalle autorità sanitarie al fine di porre rimedio ad eventuali situazioni critiche; si richiede altresì di conoscere le politiche assunte dalle farmacie e dai medici di base presenti nel nostro Comune in ordine alla prescrizione ed alla vendita dei prodotti contraccettivi e/o comunque prodotti di tipo farmaceutico ammessi dalla legge e volti a prevenire la fecondazione o ad interrompere lo stato di gravidanza.

All’esito della risposta alla presente interrogazione potranno valutarsi, nelle malaugurata ipotesi che emergano situazioni di criticità, quali iniziative questa amministrazione possa mettere in campo per la loro soluzione e comunque l’opportunità di stimolare, anche in collaborazione con le scuole, iniziative volte ad incentivare e favorire l’educazione sessuale e sentimentale nei giovani.

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