Nirvana

di sciul

nirvanaPer quanto riguarda la selezione musicale, questa settimana apriamo il ciclo sul tema della maternità  con niente meno che i Nirvana, gruppo che è stato il maggior esponente del “grunge”, un genere musicale nato a Seattle negli anni ‘90. Vi chiederete cosa c’entra una band composta da 3 giovani sbandati “anti-divi” con l’essere madre e tutto quello che ne consegue o non ne consegue. Abbiamo scelto questo gruppo per una serie di svariati motivi: sicuramente dal punto di vista musicale ben rappresenta lo stile e la modalità irriverente col quale intendiamo affrontare un tema complesso e che ben si presta a fraintendimenti o comunque ad una visione socialmente “corretta” di un fenomeno come quello della maternità, cosa che andremo ad approfondire anche grazie alle interviste che avrete occasione di ascoltare. Inoltre i Nirvana ed in particolare il frontman ed autore di molti testi, il celebre Kurt Cobain (purtroppo morto prematuramente), trattano sovente nei loro brani e da un punto di vista tutt’ altro che banale, non solo il tema della maternità, ma anche in generale temi che riguardano i ruoli legati al genere e il maschilismo della società, in una visione assolutamente pro-femminista.

Come non prendere poi la palla al balzo e approfittare del ciclo sulla maternità proponendo un gruppo che ha intitolato un intero album con una parte del corpo femminile ben precisa che per buona parte della società viene considerata come un destino, per altr* (come dovrebbe essere) una potenzialità? Stiamo parlando dell’album “In Utero”, terzo album della band uscito nel 1993.
A questo proposito abbiamo fatto una selezione di brani contenuti non solo in questo album, rispetto alla rilevanza delle tematiche. Come primo brano vi proponiamo “Breed”, che piaceva molto ai Nirvana eseguire dal vivo, in italiano significa “procreare” e racconta gli stati d’animo legati ad una gravidanza indesiderata. A seguire “Pennyroyal tea” che è emblematicamente un tipo di te che si dice provochi l’aborto se consumato in grandi quantità da una donna gravida, “Polly” che come  la controversa “Rape Me” racconta di uno stupro, vissuto dalla prospettiva di chi l’ha subito, ma non sempre in modo vittimistico. Poi a seguire “Come as you are” e “Smells like teen spirit”, che oltre ad essere due brani molto belli, lanciano un messaggio positivo rispetto alla possibilità di ribellarsi dai modelli mainstream.
Ricordiamo anche le tante dichiarazioni di Kurt Cobain fortemente schierato contro l’omofobia, che tra l’altro fu costretto a scontare alcuni giorni di carcere per aver scritto “God is Gay” con una bomboletta su alcuni muri di Aberdeen, e le diverse occasioni e performance in cui ha indossato con disinvoltura abiti femminili.

Buon Ascolto!

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