Archive for aprile, 2015

27 aprile 2015

Del ribaltamento della parola “libertà”

di Komorebi

limoni_316x_162c39ebd022f66d33b215498f176c06Approfondiamo il movimento delle Sentinelle in piedi, prendendo spunto dalla “veglia” tenutasi a Bologna domenica 19 aprile, a cui si è affiancata una contromanifestazione dal titolo “Limoni duri contro le Sentinelle in piedi”, organizzata da diverse associazioni e collettivi del territorio.

La settimana appena trascorsa ha visto numerose iniziative legate ai festeggiamenti del 25 aprile, ricorrenza che ha una funzione non solo commemorativa, ma anche di monito nei confronti di tutti i fascismi contemporanei – in particolare quelli che si nascondono dietro le parole “resistenza” e “libertà”. Insieme a Renato Busarello, attivista del Laboratorio Smaschieramenti,  abbiamo analizzato  il fenomeno delle Sentinelle in piedi, movimento che descrivendosi “in difesa della libertà d’espressione”, veicola messaggi fortemente reazionari.

Renato ci parla del pericoloso ribaltamento che le Sentinelle attuano: presentandosi come “vittime” di presunte lobby di potere gay, portano in piazza ragionamenti reazionari omofobici, quali la riaffermazione di due sessi naturali e dell’ eterosessualità come unico orientamento naturale possibile, ragionamenti che trovano grande trasversalità nella galassia delle destre estreme e vicinanza con la posizione vaticana.

Le sentinelle fanno leva sul diritto di esprimere la loro opinione  e di essere nate in difesa della libertà di espressione, ma qual è il confine tra libertà di espressione e manifestare per togliere diritti a qualcuno?

Come Renato afferma, “le Sentinelle non difendono  la libertà di espressione in generale, ma solo su questo preciso punto. La società è in trasformazione e ci sono rivendicazioni che loro vogliono mettere a tacere. Vogliono che non si parli di omosessualità, omogenitorialità, dei legami affettivi tra persone omosessuali, delle persone trans”.

C’è molta paura in questa fase di traniszione di smarrire la cosiddetta società tradizionale, ma la nostra società è già composta da realtà molto differenti. Non è una legge che crea a tavolino nuove forme di relazioni e identità: si tratta solo di riconoscerle e dare loro dei diritti.

Ci hanno accompagnate i brani di Tiziano Ferro, in concerto a Bologna il 1° Luglio.

La puntata è qui, buon ascolto!

20 aprile 2015

Vivian Mayer: la scoperta di un talento incredibile

di Komorebi

La-bambinaia-che-invento-i-selfie_h_partb_316x_1d82f475eac5e77826955186bef99316In questa puntata si parla di talenti nascosti, o meglio, ritrovati. Vi raccontiamo la storia di una delle più enigmatiche street photographer del ‘900. Accompagnamento musicale: Cristina Donà.

Talvolta la realtà è molto più complessa e soprendente della fiction. E’ questo il caso della scoperta di un’artista veramente fuori della norma , divenuta, grazie al ritrovamento di un baule pieno di negativi e alla meticolosa raccolta di tutti i suoi oggetti da parte del suo appassionato scopritore, una delle più importanti esponenti della street photography del ‘900. Ebbene sì, purtroppo postuma, perchè la ricerca dell’autrice di più di 150 mila scatti, la maggior parte dei quali mai sviluppati, è iniziata poco dopo la sua morte, in solitudine ed indigenza.
Vi raccontiamo volentieri questa storia perchè, oltre allo strano scherzo del destino che ha giocato ai suoi protagonisti, il profilo di Vivian Maier che emerge dalle persone che l’hanno conosciuta è quello di una donna strana e misteriosa, indipendente e acuta osservatrice dell’animo umano, che per il resto della vita lavora come bambinaia senza troppe ambizioni e senza, pare, alcuna pretesa di far conoscere agli altri il proprio mostruoso talento. La sua vita, come i motivi di questa scelta, restano un mistero, nonostante sia iniziata una ricerca compulsiva di particolari e indizi relativi alla sua esistenza.

A noi piace pensare che godesse semplicemente della propria passione senza il bisogno di condividerla con altri, alla ricerca di alcuna approvazione. E questo, all’epoca dei social media, ci dà una grandissima lezione. Ma è anche possibile che non fosse completamente consapevole di quanto fosse impressionante il proprio lavoro o che, da donna pragmatica, preferisse risparmiare il tempo per cercare di vendere la propria arte, dedicandolo a fare altre foto. Se così fosse, la storia di Vivian Mayer ci apre ben altri inquietanti interrogativi: quanti altri bauli, cassetti o armadi esistono o sono andati persi, pieni dei talenti e delle passioni di donne che, per un motivo o per l’altro, hanno pensato di lasciar perdere e tenere per sé? Cosa ci siamo persi e non lo sappiamo?

A seguire nella cronaca di genere abbiamo parlato di sfruttamento del lavoro in Sicilia, donne e politica, appuntamenti della settimana.

Per visionare le opere della fotografa presentata questa sera, vi consigliamo il sito ufficiale:
http://www.vivianmaier.com

La puntata è qui, buon ascolto!

7 aprile 2015

Perchè dire “Ministra” può aiutare a combattere il sessismo

di Komorebi

1252863332b_316x_6ac55e773b31fe8e6cf830dbf897a2a4Declinare al femminile ruoli e mestieri non è importante solo dal punto di vista della correttezza grammaticale, ma anche e soprattutto nella formazione del nostro pensiero e nelle decisioni che prenderemo in merito alla nostra vita.

La notizia della creazione di una commissione di esperti da parte della Commissione per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, nata per combattere il sessismo veicolato dal inguaggio, non ha trovato il favore di tutti. Molte sono state le voci contrarie all’iniziativa, che hanno liquidato la questione linguistica come una semplice formalità, affermando che ci sarebbe ben altro a cui pensare. Aderire al “benaltrismo” e quindi considerare ogni proposta come secondaria rispetto ad altre azioni considerate “più importanti”, significa non comprendere che il cambiamento culturale potrà avvenire solo se si agirà contemporaneamente su più fronti. 

L’ultimo esempio di questo “benaltrismo” l’abbiamo ascoltato nel monologo che Luciana Littizzetto ha tenuto nel corso della trasmissione  “Che tempo che fa” : alla comica sono bastate quattro battute a corredo di un ragionamento approssimativo per cancellare in pochi minuti il lavoro di sensibilizzazione sul sessismo linguistico che associazioni, collettivi, enti e singoli stanno facendo da anni.

A partire da questo infelice monologo nel corso della puntata abbiamo fornito dati e indicazioni che smentiscono le affermazioni grossolanamente trattate da Littizzetto, per poi ampliare il discorso su come la lingua plasmi il nostro modo di pensare.
Perché una lingua in cui la parola “Ministro” finisce sempre per O è specchio di una società che fatica a trattare le donne in politica con lo stesso rispetto dato ai loro colleghi uomini. Perchè ciò che non viene nominato, non esiste. 

Iniziare a nominare ruoli e professioni al femminile è una piccola rivoluzione, che partendo dalla grammatica arriva molto lontano. A questo proposito abbiamo terminato la puntata con un consiglio di lettura: “Cosa faremo da grandi?” di Biemmi e Terranera, edito da Settenove Edizioni con il patrocinio dell’Unicef.

Ci hanno accompagnate i brani di Paolo Nutini, in concerto a Ferrara il 17 luglio.

Buon ascolto, potete ascoltare la puntata qui!

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