Archive for ‘Seconda Stagione’

14 dicembre 2014

Donne protagoniste del 2014

di huicholes

In apertura della puntata, vi abbiamo proposo alcuni nomi di donne che nel 2014 sono riuscite ad imporsi, a vario titolo, sul mainstream.

A seguire, abbiamo dato notizia degli ultimi femminicidi avvenuti in Italia.

Abbiamo poi riportato la notizia che, dopo una serie di proteste da parte di attiviste, al Policlinico Umberto I di Roma è di nuovo possibile abortire. A causa del pensionamento dell’ultimo medico non obiettore, infatti,dal 17 novembre erano state sospese le interruzioni volontarie di gravidanza.

Sempre in merito alla possibilità di una donna di gestire una gravidanza indesiderata come ritiene più opportuno, abbiamo parlato di un disegno di legge in discussione in Parlamento che rischia di cancellare l’anonimato fino ad oggi garantito alle donne che decidono di portare avanti la gravidanza e di dare in adozione il neonato.

Per finire, abbiamo parlato dell’idea di un luminare di ginecologia che sponsorizza l’introduzione del congedo mestruale, istituto peraltro realmente presente in paesi come il Giappone e l’Indonesia.

Ci ha accompagnate la musica di She Owl.malala

Potete ascoltare la puntata QUI

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11 dicembre 2014

Riconoscere il piacere

di Komorebi

Pochi giorni fa abbiamo tenuto una serie di laboratori sul tema del sessismo nella pubblicità  in un istituto superiore in provincia di Modena. Parlare di genere, violenza, relazioni, immagini e stereotipi con ragazzi e ragazze è sempre interessante e offre molti spunti di riflessione. Dei tanti portati a casa in quella giornata, uno in particolare mi ha dato molto da pensare. E’ successo nel corso di un’attività con una classe, quando, dopo aver guardato e analizzato diverse immagini, siamo arrivate a questa:

DOLCE

Alla domanda “A cosa vi fa pensare questa scena? ” diverse voci hanno risposto “A uno stupro”. Dopo qualche altro commento il discorso si è spostato su come uomini e donne vengano rappresentati all’interno delle pubblicità, cosa comunichino le loro pose, l’espressione dei loro volti. Nel corso della discussione un ragazzo, tornando su quest’immagine, ha detto che non gli sembrava di trovarsi davanti ad una rappresentazione violenta, anzi tutt’altro,  perché guardando la donna si capiva che quello che stava vivendo le piaceva.  L’immagine allora è stata riproiettata per poterla osservare nuovamente insieme a tutta la classe e qualche altro suo compagno ha condiviso questa interpretazione, sostenendo che “sì, si vede che le piace”.
Si vede che le piace? Nella foto c’è un uomo a torso nudo, con la bocca serrata e gli occhiali da sole a coprirne lo sguardo, chinato su una donna che tiene a terra, i polsi di lei bloccati dalla forza dei muscoli di lui, messi in risalto dall’olio e dalle luci; la donna non guarda l’uomo sopra di lei, il suo viso è rivolto altrove, la bocca semiaperta – altra consuetudine pubblicitaria. Forse non le si legge in viso paura o sofferenza, ma di certo non vi trovo traccia di piacere, coinvolgimento, consenso. A ben vedere, esprime quasi un’assenza, come spesso succede con i volti delle donne in molte pubblicità. Il suo corpo però parla, non è mansueto, non accondiscende all’azione dell’uomo, al contrario si mostra teso: schiena, busto e gambe sono sollevati, i piedi puntati a terra; altri quattro uomini poi guardano la scena, con espressioni dure, uno a torso nudo e gli altri vestiti. Questo è quello che vedo io. E quello che vedo non mi piace.

Negli incontri pubblici, nei progetti per le scuole, capita che qualcuno chieda se ci sono studi che dimostrino la correlazione tra sessismo pubblicitario e violenza di genere, se ci sono ricerche che sostengano che ad una regolamentazione pubblicitaria rispettosa della dignità della persona, che non riproponga stereotipi triti e ritriti, corrisponda poi effettivamente una società più giusta, una riduzione dei casi di violenza. Non è semplice dare risposte, perché se quella dell’analisi dei dati è una questione delicata in generale, nelle questioni che riguardano la violenza di genere lo è in maniera particolare: il fatto che in uno stato in cui la pubblicità sessista è regolamentata ci sia un numero di denunce da parte delle donne più alto che in un altro non significa che vi sia più violenza, ma solo che in quello stato ci sono più donne che trovano la forza di denunciare, uscendo allo scoperto, superando la vergogna e il senso di colpa. E allo stesso modo non sappiamo se un numero minore di denunce corrisponda ad una società meno violenta, o piuttosto a una società in cui mancano  leggi ad hoc sul tema, fondi predisposti, personale formato per aiutare la donna nel suo percorso d’uscita (dalle forze dell’ordine che ricevono la denuncia, alle operatrici dei centri antiviolenza). Quello che sappiamo è che negli altri stati europei ci sono leggi che vietano chiaramente il sessismo in pubblicità e non solo quando si usano impropriamente  donne (o parti del loro corpo) per promuovere qualsiasi prodotto, ma anche in quelle pubblicità che ripropongono i ruoli donna casalinga-uomo guerriero. Sappiamo ad esempio che la Spagna ha promulgato leggi in cui si afferma chiaramente che la pubblicità sessista è direttamente collegata alla violenza contro le donne. E sappiamo che lo scopo della pubblicità è quello di invogliare all’acquisto,  generando in noi  continui desideri, la cui soddisfazione passa attraverso il consumo del prodotto proposto nella réclame. Ma in che modo raggiunge il suo scopo? Inventando storie e raccontandocele attraverso le immagini, storie che, spacciate per realtà, creano un mondo fittizio che condiziona la nostra percezione di ciò che è reale, ma non solo. Perché lo fa – specialmente in Italia – utilizzando continuamente immagini sessiste, in cui  la donna è sempre oggetto del desiderio altrui e mai rappresentata come soggetto desiderante. Sguardi vuoti o lascivi, bocche socchiuse e labbra evidenziate, seni e sederi ci raccontano che la donna è sempre disponibile, indipendentemente dal contesto: che stia salendo su un traghetto o mangiando uno yogurt, che stia indossando un gioiello o sia sdraiata su un cofano, il messaggio che passa è chiaro, e desolante. Il risultato l’abbiamo potuto toccare con mano in quella classe: un’alterazione significativa della capacità degli individui di decifrare le emozioni altrui. Così gli occhi di un adolescente possono vedere piacere e consenso dove i miei vedono violenza e dissenso. Può succedere che davanti ad uno sguardo vuoto e inespressivo pensi che quella sia un’espressione di godimento; può osservare un corpo teso, che reagisce a una sopraffazione e leggervi invece disponibilità. E quando queste espressioni, questi gesti, escono dalla carta patinata e vengono vissuti nel mondo reale, nell’esperienza di tutti i giorni, come possiamo decifrare quello che una persona ci comunica col suo corpo e le sue espressioni, se viene a mancare una capacità di codifica comune?

5 dicembre 2014

Puntata 5 dicembre

di sciul

DynastyIn questa puntata vi presentiamo una cantante hip hop molto impegnata nel sociale, inoltre abbiamo fatto per voi una selezione delle notizie di cronaca della settimana. In particolare abbiamo iniziato con le notizie di cronaca nera e l’uccisione di una donna nel salernitano ad opera del compagno che ha preannunciato il gesto sui social media e la situazione critica di un ospedale di Roma dove non si può più praticare l’aborto. Per poi dare uno sguardo sul mondo: l’utilizzo della sterilizzazione femminile come metodo contraccettivo preferenziale in gran parte dei paesi in via di sviluppo, il riconoscimento dell’aborto come diritto fondamentale in Francia, il riconoscimento dei matrimoni gay in Finlandia, l’Inghilterra che stila una lista di pratiche vietate nei porno, guarda a caso quelle più care alle donne.

Buon ascolto!

Qui la puntata.

21 novembre 2014

Un dizionario ragionato della violenza contro le donne

di Komorebi

lessico familiareIn questa puntata Chiara Cretella e Inma Mora Sánchez ci parlano del loro libro “Lessico Familiare” sul corretto utilizzo delle parole della violenza di genere, per poi discutere insieme delle recenti paure intorno alle teorie del gender.

Ultimamente si parla molto di violenza contro le donne, ma spesso, purtroppo, se ne parla male. Si fa confusione coi termini, si racconta il problema in maniera parziale, senza una capacità di analisi che sappia collegare a questo fenomeno atti e situazioni apparentemetne ad esso estranei.

Per parlare di violenza di genere in maniera consapevole ecco quindi un libro, disponibile nelle librerie dalla prossima settimana e presentanto in anteprima ai nostri microfoni, che fa chiarezza sulla terminologia. Sapete qual è la differenza tra femminicidio e femicidio? O cosa sono le discriminazioni indirette? E quale collegamento c’è tra specismo e sessismo? Questi alcuni dei temi trattati da Chiara Cretella e Inma Mora Sánchez. e illustrati nel corso della puntata

A seguire abbiamo parlato del decalogo apparso su Famiglia Cristiana per spiegare ai genitori come difendersi dalla “teoria del gender”. Ma esiste una teoria del gender? E soprattutto: ha senso piangere per un ragazzo che si suicida perchè vittima di bullismo per la sua omosessualità e poi vietare le inizative che trattino educazione sessuale, sentimentale, libertà di sviluppo della propria identità, magari chiedendo ai professori di religione di segnalare le scuole che attuano tali progetti? Ha senso organizzare iniziative di sensibilizzazione contro la violenza alle donne e poi ostacolare quei progetti che aiuterebbero a sviluppare relazioni positive tra ragazzi e ragazze?

Ci hanno accompagnate i brani di Patty Smith, in tour in Italia a partire dal 1° dicembre.

Trovate la puntata qui, buon ascolto!

17 novembre 2014

Perché se Donna non si nasce, Cagna si può diventare.

di sciul

devenir-perra-slavinaNon riesco a smettere di pensare allo spettacolo di ieri sera, le parole mi risuonano nella testa e mi toccano una miriade di corde. Ieri, presso il Centro delle Donne di Bologna, ho avuto la fortuna di assistere a “Devenir Perra”, spettacolo di Slavina, una porno attivista, come lei stessa si definisce, molto impegnata sul tema della performatività dei corpi e della sessualità, calati in un contesto sociale e politico, con l’intento di sovvertire e smascherare tutte le “regole” dentro le quali, volenti o nolenti siamo stati calati e ingabbiati, spesso senza esserne consapevoli.
Quella di Slavina è una ribellione giocosa, e il suo mezzo principale è il sesso. Il sesso come strumento orizzontale di conoscenza che ci permette di avvicinare l’altro, in uno scambio di piacere che non chiede in cambio nulla, ma che è solo amore e divertimento, in tutte le sue forme possibili.

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15 novembre 2014

Happy Hand

di huicholes

Intervista con Angela Romanin sull’edizione 2014 del festival La violenza illustrata

In questa puhappy hand_316x_995b4e544cd660e6f04185e0a5e7d907ntata abbiamo intervistato Angela Romanin, che ci ha parlato della IX edizione del Festival La violenza illustrata. Il titolo dell’edizione di quest’anno è “Happy hand”. A seguire abbiamo commentato come di consueto le notizie di Cronaca di Genere e ricordato l’iniziativa Movember, che si svolge durante tutto il mese di novembre, e ha l’obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro alla prostata e ai testicoli, mediante la sensibilizzazione e l’organizzazione di eventi. Ci ha fatto compagnia la musica dei Massimo Volume.

Potete ascoltare la puntata QUI.

8 novembre 2014

Performing Gender

di huicholes

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Anche quest’anno il Gender Bender ha ospitato opere e artisti di grande rilievo, suscitando scalpore nel pubblico che, come nelle passate edizioni, è stato numeroso e partecipe.

All’interno del festival si è svolta, per il secondo anno, la rassegna Performing Gender: un progetto europeo di danza contemporanea che usa arte e cultura per riflettere sulle differenze di genere e di orientamento sessuale.

Un anno dopo il workshop del 2013, gli artisti di Performing Gender hanno presentato al Mambo le loro creazioni finali come parte della visita al museo. Cristina Henríquez, Juanjo Arquéz, Riccardo Buscarini e Vlasta Delimar hanno portato gli spettatori a interrogarsi e riflettere su relazioni di potere e identità di genere.

In Blur, Riccardo Buscarini si muove e danza intrappolato in una rede, trasmettendo un senso di incertezza e ambiguità, uno spazio da lui stesso definito meditativo, indefinito, dove il genere è l’eco di una chimera che fluttua persa nell’ombra. Il lavoro di Vlasta Delimar era invece visibile nelle acque del Parco Cavaticcio, in cui appariva a grandi lettere la frase: “Io sono. Io sono una persona. Io sono una persona buona”. Un lavoro composto da parole elementari immerse nell’acqua, per sottolineare l’importanza dell’individualità e respingere ogni identificazione in qualsiasi ideologia, stato, partito o religione che definiscano la nostra identità.

Il lavoro di Juanjo Arquéz e Cristina Henríquez è stato quello col quale ho avuto più modo di confrontarmi, intervistando gli stessi artisti e chiedendo loro come fossero nate le preformances e quale fosse il messaggio che volevano comunicare. In Estreno Absoluto, Juanjo affronta il tema della transessualità, esplorando il movimento del corpo in relazione alla trasformazione. Una gonna rosa di tulle più lunga del normale e una maschera di silicone translucida sono gli elementi che aggiunge al suo corpo per portare in scena un’immagine tra la crisalide e la vagina, che si trasforma durante la performance. Juanjo si inserisce e arriva a formar parte della scultura Arte Povera, esposta nella stessa sala del museo in cui si esibisce l’artista, continuandone il senso di trasformazione.

Maria Magdalena, la performance di Cristina Henríquez presentata davanti all’opera di Guttuso “I funerali di Togliatti”, nasce invece dalla sua riflessione sul commercio sessuale e sulla prostituzione. L’artista ci racconta come abbia iniziato a raccogliere per le strade di Madrid flyers pubblicizzanti centri massaggi e altri luoghi di prostituzione più o meno legali, e come abbia notato che, sebbene la prostituzione non debba necessariamente essere una questione di genere, questi flyers mostravano sempre foto di donne seminude e con il volto spesso nascosto.

In un primo momento Cristina aveva pensato di presentare se stessa come Magdalena, la prostituta biblica, poi ebbe un’idea più efficace: ribaltare cioè la situazione e fare in modo che il pubblico si dovesse confrontare con l’essere lui stesso la persona in mostra che riceve un pagamento in cambio del proprio corpo. Il pagamento consiste in un dolce tipico spagnolo, una specie di muffin, chiamato comunemente magdalena, da cui nasce un gioco di parole comprensibile soltanto da chi conosce la cultura spagnola. Nella performance, Cristina è vestita da uomo e detiene il potere, mentre il pubblico entra nella scena senza sapere che ne sarà attore o attrice protagonista.

I due personaggi di Maria Magdalena e Estreno Absoluto si incontrano successivamente in Siamo Due, nella sala del museo che ospita l’opere di Daniela Comani “Sono stata io”. Ciò che si produce in Siamo Due è la soppressione delle caratteristiche di genere: Cristina e Juanjo si spogliano degli elementi che delineano le loro relazioni con gli altri e con loro stessi, per mettersi in relazione con quanto hanno di fronte in quel momento. La danza che si instaura tra i due corpi nudi richiama la parte più animale dell’essere umano, passando da momenti di tenerezza e calma a instanti di tensione e che possono evocare una relazione sessuale. Quando infine si rivestono, si produce un progressivo viaggio di ritorno: Juanjo si copre nuovamente il volto e si allonta nello spazio ritornando ingabbiato nella sua trasformazione; Cristina si riveste del suo abito maschile e nella riacquisita libertà di movimento, instaura nuovamente un contatto visivo con il pubblico.

Nelle tre performances, il genere viene presentato come qualcosa di fuido e mutevole, l’identità si crea dalla relazione tra esseri umani e ognuno è diverso dipendendo da chi si trova di fronte. Le performances hanno suscitato grande successo tra il pubblico e reazioni diverse, dal pianto all’applauso. Ancora una volta, è stato emozionante vedere e sentire come l’arte riesca a comunicare e a far riflettere senza bisogno di tante parole.

L’avventura di Performing Gender è iniziata nel giugno 2013 a Zagabria, per poi passare da Bologna, Maastricht e Madrid, con artisti e opere diverse in ogni città. Quello che abbiamo potuto vedere a Bologna la settimana scorsa, ne era il felice epilogo.

Sperando che l’esperienza si possa ripetere presto, per ora ci rimangono le sensazioni ancora vivide che questi grandi artisti hanno saputo regalarci.

8 novembre 2014

Matrimonio omosessuale?

di huicholes

La proposta di legge di Rcoppie-omosessuali-figli1enzi sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Un passo avanti per i diritti della comunità lgbt, eppure c’è qualcosa che non ci convince appieno.

Nella puntata del 7 novembre parliamo di matrimonio tra persone dello stesso sesso. Vediamo insieme qual è la situazione nel resto dell’Europa e del mondo e passiamo poi ad analizzare la proposta di Renzi, improntata sul modello tedesco. Vi esponiamo quali sono le nostre perplessità in merito e attendiamo i vostri commenti.

Potete ascoltare la puntata QUI

20 ottobre 2014

La paura delle differenze

di Viviana Vignola
disegno di Mara Cerri

disegno di Mara Cerri

Un mese fa sono stata a Roma, all’incontro nazionale “Educare alle differenze”. Tornata a casa, sono andata dalla mia dottoressa a farmi prescrivere delle medicine. Il discorso è caduto sul mio viaggio a Roma.

– Cos’è che sei andata a fare?, mi ha chiesto.

La mia dottoressa è una donna giovane, intelligente, in gamba. Sempre gentile e disponibile. Ho sempre avuto per lei stima e ammirazione. Mi hanno fatto piacere il suo interessamento e le sue domande e le ho detto che ero andata a un incontro sull’educazione alle differenze. Le ho spiegato che l’educazione alle differenze, al genere, ha a che fare con l’educazione alla cittadinanza, alla pluralità. Significa educare a pensare che gli altri possono vestirsi, mangiare, pensare, desiderare, amare diversamente da come facciamo noi. Questa consapevolezza dovrebbe portarci ad aprirci alle differenze, saperle vedere e apprezzare, e non semplicemente tollerarle. Che si tratti di differenze culturali, di genere o di orientamento sessuale.

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20 ottobre 2014

Educare alle differenze

di Komorebi

In questa prima puntata della quinta stagione di Frequenze di Genere abbiamo parlato di “Educare alle differenze”, un incontro nazionale tenutosi a Roma lo scorso 20-21 settembre dedicato all’educazione al genere, di cui siamo state media partner.

Le nostre inviate Stefania e Viviana ci hanno raccontato motivazioni e svolgimento dell’evento, raccogliendo per noi interviste sul campo. Tra gli interventi, l’intervista a Monica Pasquino, presidente dell’associazione Scosse, che insieme a Progetto Alice e Stonewall ha organizzato l’evento.

Ci ha fatto compagnia la musica di Morrissey, in concerto a Bologna questa sera.

Trovate la puntata qui

Buon ascolto!

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