3 novembre 2015

Un po’ di chiarezza su questo fantomatico gender

di Komorebi

Se volete comprendere in che modo famiglia e scuola trasmettono (spesso inconsapevolmente)
stereotipi di genere a bambine e bambini
e gli effetti che questi stereotipi avranno sulle loro vite future.

Se siete curiosi di sapere come operano i progetti educativi destinati a decostruire questi stereotipi.

Se siete stanchi di sentire parlare di “gender” a vanvera
e volete capire come e perché questa teoria è stata inventata
e diffusa capillarmente sul territorio nazionale,

vi aspettiamo

Mercoledì 11 novembre a San Giorgio di Piano alle ore 21.

volantino educazione al genere-2

24 agosto 2015

Poliamori: gioie e dolori

di sciul

juliana castroCon l’ultimo colpo di coda di questa estate torrida e placida, vorrei sottoporvi una bella riflessione sull’amore e sulle relazioni, tema che da parecchio mi ossessiona. Tempo fa lessi un articolo consigliato da un’amica, che ringrazio, che sembrava dare una forma sensata alle innumerevoli considerazioni fatte, in anni di tentativi, fallimenti, ripensamenti, conciliazioni, autocritiche, rispetto al tema generalissimo, ancora in divenire per me, delle relazioni affettive, e tutto quello che esse comportano.

E’ possibile pensare che esistano infiniti tipi di amore, di viversi le relazioni affettive e la sessualità, tanti quante sono le persone con le quali entriamo in contatto nella nostra vita? Fino a che punto siamo liberi di scegliere che relazione vogliamo e con chi? Siamo veramente noi a scegliere il partner con cui stiamo? E perché proprio quello e non un altro? Che cosa significa e cosa implica promettersi amore? Continua a leggere

12 luglio 2015

Vietnam: il Museo delle Donne di Hanoi

di sciul

tumblr_mb37coGX5e1rcoy9ro1_500Come un viaggio in Vietnam diventa un momento di esplorazione della vita delle donne e delle persone che lo vivono. La scoperta più inaspettata è stato un museo delle donne nel centro di Hanoi, la vecchia capitale del Nord del paese: un elegante stabile in stile francese di 4 piani sapientemente organizzati per illustrare allo spettatore ogni aspetto della partecipazione delle donne alla vita del Vietnam.
Il Vietnamese Women’s Museum è stato fondato nel 1987 grazie all’ Unione delle Donne Vietnamite: i primi due piani sono dedicati al ruolo delle donne nella società, di cui un’ ampia sezione sulle donne lavoratrici. Le donne in Vietnam svolgono qualsiasi tipo di lavoro alla stregua degli uomini, interessante è l’approfondimento fatto rispetto alla vita delle donne venditrici ambulanti attraverso un bel documentario, scaricabile anche dal sito del museo. Immancabile la descrizione del ruolo della donna nella società, di cui è molto interessante il fatto che delle 54 etnie che vivono il paese, alcune di esse siano società matriarcali.
Il terzo piano, quello più emozionante e sbalorditivo, è quello delle donne nella storia: fin dall’antichità esistono nell’immaginario del paese donne guerriere che hanno combattuto per l’indipendenza e per l’istruzione, e così è stato nelle guerre di indipendenza dal colonialismo francese e nella tristemente famosa guerra del Vietnam (chiamata dai locali “Guerra Americana”), che ha portato alla riunificazione del paese nel 1975. In questa sezione ci si prende il tempo e lo spazio di illustrare le storie di queste donne combattenti e gli episodi dei quali sono state protagoniste. La partecipazione alla guerra in prima persona è stata massiccia: nel sud del Vietnam, durante la guerra contro gli americani, le donne hanno rappresentato il 40% delle forze di guerriglia, con la costituzione di più di 50 plotoni di donne combattenti.
Il quarto ed ultimo piano descrive invece il ruolo della donna  nella moda e nella costruzione di manufatti e materiali di enorme pregio, attraverso l’uso di tecniche complessissime.

La cosa più sconvolgente e commovente, agli occhi di un’osservatrice occidentale, è stato il modo di rendere omaggio e giustizia alla presenza delle donne, il modo di raccontare le loro storie e il loro duro lavoro pubblicamente, attraverso fotografie, oggetti, testimonianze. Noi non abbiamo ancora trovato un museo equivalente in Europa che narri in tal modo delle donne. E voi?

Le rubriche della puntata:

Musica – SIA
Consigli di lettura – “L’ Amante”, Marguerite Duras

Qui la puntata,
Buon Ascolto!

24 maggio 2015

Le tesi dei Manif pour Touts

di Komorebi
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“Questo esperimento con gli umani è durato abbastanza: diamo il controllo agli ippopotami”

Resoconto di una serata in cui due rappresentanti dell’associazione “Manif pour tous – Italia” hanno fatto leva sulle paure dei presenti per spiegare quali scenari catastrofici ci aspettano se non si metterà un freno a questa fantomantica teoria del Gender

Entriamo nel cinema che ospiterà l’incontro dal titolo “Il gender. Essere maschio o femmina lo decidi tu?”. Per essere una piovosa serata infrasettimanale in un piccolo comune della provincia di Bologna l’affluenza è piuttosto alta: circa un’ottantina di presenti, di cui la metà adolescenti. Ragazze e ragazzi sono così tanti perchè l’evento è organizzato da loro, i giovani della parrocchia. I relatori sono due rappresentanti dell’associazione “Manif pour touts – Italia”, derivata dalla “Manif pour Touts”, associazione francese contraria ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. La serata inizia con una dichiarazione di intenti da parte della prima relatrice: si vuole fare chiarezza su una questione importante “ma di cui i media parlano in maniera inesatta”, ovvero la teoria del Gender. E da lì inizia una disanima su quello che loro intendono essere il “gender”. [ Nel corso di tutta la serata non si fa altro che confondere il sesso (ovvero il fatto di nascere con determinati attributi) con il genere (ovvero il comportamento che la nostra società ritiene “adatto” al fatto di essere nati con quegli attributi: la costruizione culturale delle identità maschili e femminili) NdA]. A detta loro, questa dilagante teoria del gender sostiene che conta più come ti senti che il sesso con cui sei nato, quindi avallerebbe ogni tuo desiderio, non solo di amare una persona del tuo stesso sesso, ma anche un animale o un bambino [ed ecco che viene insinuato nelle idee dei presenti il collegamento tra omosessualità e pedofilia… NdA]

Vengono citati studi per giustificare la differenza “ovvia” tra maschi e femmine, sostenendo che questa differenza è evidente nella socialità innata delle femmine e nell’ altrettanto innato riserbo dei maschi [e a questo proposito vi rimandiamo alla puntata in cui abbiamo parlato del libro “Il sesso del cervello“, in cui queste tesi deterministiche vengono completamente confutate. Sapevate ad esempio che è impossibile definire se un cervello sia maschile o femminile sulla base dell’analisi del solo cervello? NdA].

Dopo aver specificato come non esistano geni o recettori associati all’omosessualità, aver spiegato come ci possano essere determinati vissuti (madre oppressiva, padre assente o violenze subite) che possano indurre ad atteggiamenti omossessuali [ed ecco altra insinuazione che collegherebbe l’omosessualità a traumi infantili… NdA], la fatidica domanda: ma se anche si scoprisse che l’omosessaulità è genetica, perché non la si potrebbe curare, così come vengono curate altre malattie genetiche? Perché curare il diabete e non l’omosessualità?

Nella seconda parte dell’incontro il secondo relatore fornisce ai presenti una sorta di “kit del perfetto oppositore della teoria del gender” garantendo che con i ragionamenti e le informazioni ascoltate di lì a poco sarebbero stati perfettamente in grado di sostenere una discussione con chi difende la teoria del gender e uscirne vincitori. Continua a leggere

18 maggio 2015

Il matrimonio omosessuale è contro natura. Falso!

di huicholes

In occasione della giornata internazionale contro l’omofobia, che si celebra il 17 maggio, abbiamo intervistato per voi Nicla Vassallo, filosofa, docente presso l’Università di Genova e autrice del libro “Il matrimonio omosessuale è contro natura. Falso!”, ediVassallo copertine same-sexto da Laterza.

Nel libro l’autrice indaga e smonta stereotipi e pregiudizi contro il matrimonio same sex, dimostrando quanto essi siano irrazionali e ciò nonostante così fortemente radicati nella nostra società da influenzare il pensiero di molti.

L’analisi parte proprio da quello che è il principale stereotipo, cioè che il matrimonio same sex sia contro natura. Dopo aver chiarito quanto ciò sia falso, perchè, sia nel mondo animale non umano che in quello animale umano, esistono relazioni tra esseri dello stesso sesso, la Vassallo sottolinea che questa concezione fornisce un’idea di natura completamente erronea. L’idea del “vero uomo” e della “vera donna”, infatti, è una costruzione culturale che va ben al di là della pura differenza biologica, che si riassume nella sola diversità nell’apparato riproduttivo e sessuale.

Anche la ragione, addotta da chi è contrario ai matrimoni same sex, che il fine ultimo del matrimonio sia il concepimento di figli è facilmente smontabile, poichè viene concesso senza nessun impedimento il matrimonio a coppie etero che non possono o non vogliono avere figli. La religione cattolica influisce ed orienta il pensiero di molti componenti della nostra società, ma, come scrive l’autrice, viene da domandare loro se Dio vieti il matrimonio same sex perche il matrimonio same sex è sbagliato, o se il matrimonio same sex sia sbagliato perchè Dio vieta il matrimonio same sex.

Il volume della Vassallo ha il merito di essere il primo in Italia a ragionare da un punto di vista filosofico su questo tema di grande attualità. L’autrice coinvolge lettori e lettrici con una scrittura che a tratti ho trovato ironica, forse proprio perchè questi stereotipi che lei intelligentemente smonta sono talmente irrazionali che ci viene quasi da ridere.

Ci ha accompagnate nella puntata la musica di Katy Carr.

Buon ascolto e buona lettura.

La puntata è ascoltabile qua.

27 aprile 2015

Del ribaltamento della parola “libertà”

di Komorebi

limoni_316x_162c39ebd022f66d33b215498f176c06Approfondiamo il movimento delle Sentinelle in piedi, prendendo spunto dalla “veglia” tenutasi a Bologna domenica 19 aprile, a cui si è affiancata una contromanifestazione dal titolo “Limoni duri contro le Sentinelle in piedi”, organizzata da diverse associazioni e collettivi del territorio.

La settimana appena trascorsa ha visto numerose iniziative legate ai festeggiamenti del 25 aprile, ricorrenza che ha una funzione non solo commemorativa, ma anche di monito nei confronti di tutti i fascismi contemporanei – in particolare quelli che si nascondono dietro le parole “resistenza” e “libertà”. Insieme a Renato Busarello, attivista del Laboratorio Smaschieramenti,  abbiamo analizzato  il fenomeno delle Sentinelle in piedi, movimento che descrivendosi “in difesa della libertà d’espressione”, veicola messaggi fortemente reazionari.

Renato ci parla del pericoloso ribaltamento che le Sentinelle attuano: presentandosi come “vittime” di presunte lobby di potere gay, portano in piazza ragionamenti reazionari omofobici, quali la riaffermazione di due sessi naturali e dell’ eterosessualità come unico orientamento naturale possibile, ragionamenti che trovano grande trasversalità nella galassia delle destre estreme e vicinanza con la posizione vaticana.

Le sentinelle fanno leva sul diritto di esprimere la loro opinione  e di essere nate in difesa della libertà di espressione, ma qual è il confine tra libertà di espressione e manifestare per togliere diritti a qualcuno?

Come Renato afferma, “le Sentinelle non difendono  la libertà di espressione in generale, ma solo su questo preciso punto. La società è in trasformazione e ci sono rivendicazioni che loro vogliono mettere a tacere. Vogliono che non si parli di omosessualità, omogenitorialità, dei legami affettivi tra persone omosessuali, delle persone trans”.

C’è molta paura in questa fase di traniszione di smarrire la cosiddetta società tradizionale, ma la nostra società è già composta da realtà molto differenti. Non è una legge che crea a tavolino nuove forme di relazioni e identità: si tratta solo di riconoscerle e dare loro dei diritti.

Ci hanno accompagnate i brani di Tiziano Ferro, in concerto a Bologna il 1° Luglio.

La puntata è qui, buon ascolto!

20 aprile 2015

Vivian Mayer: la scoperta di un talento incredibile

di Komorebi

La-bambinaia-che-invento-i-selfie_h_partb_316x_1d82f475eac5e77826955186bef99316In questa puntata si parla di talenti nascosti, o meglio, ritrovati. Vi raccontiamo la storia di una delle più enigmatiche street photographer del ‘900. Accompagnamento musicale: Cristina Donà.

Talvolta la realtà è molto più complessa e soprendente della fiction. E’ questo il caso della scoperta di un’artista veramente fuori della norma , divenuta, grazie al ritrovamento di un baule pieno di negativi e alla meticolosa raccolta di tutti i suoi oggetti da parte del suo appassionato scopritore, una delle più importanti esponenti della street photography del ‘900. Ebbene sì, purtroppo postuma, perchè la ricerca dell’autrice di più di 150 mila scatti, la maggior parte dei quali mai sviluppati, è iniziata poco dopo la sua morte, in solitudine ed indigenza.
Vi raccontiamo volentieri questa storia perchè, oltre allo strano scherzo del destino che ha giocato ai suoi protagonisti, il profilo di Vivian Maier che emerge dalle persone che l’hanno conosciuta è quello di una donna strana e misteriosa, indipendente e acuta osservatrice dell’animo umano, che per il resto della vita lavora come bambinaia senza troppe ambizioni e senza, pare, alcuna pretesa di far conoscere agli altri il proprio mostruoso talento. La sua vita, come i motivi di questa scelta, restano un mistero, nonostante sia iniziata una ricerca compulsiva di particolari e indizi relativi alla sua esistenza.

A noi piace pensare che godesse semplicemente della propria passione senza il bisogno di condividerla con altri, alla ricerca di alcuna approvazione. E questo, all’epoca dei social media, ci dà una grandissima lezione. Ma è anche possibile che non fosse completamente consapevole di quanto fosse impressionante il proprio lavoro o che, da donna pragmatica, preferisse risparmiare il tempo per cercare di vendere la propria arte, dedicandolo a fare altre foto. Se così fosse, la storia di Vivian Mayer ci apre ben altri inquietanti interrogativi: quanti altri bauli, cassetti o armadi esistono o sono andati persi, pieni dei talenti e delle passioni di donne che, per un motivo o per l’altro, hanno pensato di lasciar perdere e tenere per sé? Cosa ci siamo persi e non lo sappiamo?

A seguire nella cronaca di genere abbiamo parlato di sfruttamento del lavoro in Sicilia, donne e politica, appuntamenti della settimana.

Per visionare le opere della fotografa presentata questa sera, vi consigliamo il sito ufficiale:
http://www.vivianmaier.com

La puntata è qui, buon ascolto!

7 aprile 2015

Perchè dire “Ministra” può aiutare a combattere il sessismo

di Komorebi

1252863332b_316x_6ac55e773b31fe8e6cf830dbf897a2a4Declinare al femminile ruoli e mestieri non è importante solo dal punto di vista della correttezza grammaticale, ma anche e soprattutto nella formazione del nostro pensiero e nelle decisioni che prenderemo in merito alla nostra vita.

La notizia della creazione di una commissione di esperti da parte della Commissione per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, nata per combattere il sessismo veicolato dal inguaggio, non ha trovato il favore di tutti. Molte sono state le voci contrarie all’iniziativa, che hanno liquidato la questione linguistica come una semplice formalità, affermando che ci sarebbe ben altro a cui pensare. Aderire al “benaltrismo” e quindi considerare ogni proposta come secondaria rispetto ad altre azioni considerate “più importanti”, significa non comprendere che il cambiamento culturale potrà avvenire solo se si agirà contemporaneamente su più fronti. 

L’ultimo esempio di questo “benaltrismo” l’abbiamo ascoltato nel monologo che Luciana Littizzetto ha tenuto nel corso della trasmissione  “Che tempo che fa” : alla comica sono bastate quattro battute a corredo di un ragionamento approssimativo per cancellare in pochi minuti il lavoro di sensibilizzazione sul sessismo linguistico che associazioni, collettivi, enti e singoli stanno facendo da anni.

A partire da questo infelice monologo nel corso della puntata abbiamo fornito dati e indicazioni che smentiscono le affermazioni grossolanamente trattate da Littizzetto, per poi ampliare il discorso su come la lingua plasmi il nostro modo di pensare.
Perché una lingua in cui la parola “Ministro” finisce sempre per O è specchio di una società che fatica a trattare le donne in politica con lo stesso rispetto dato ai loro colleghi uomini. Perchè ciò che non viene nominato, non esiste. 

Iniziare a nominare ruoli e professioni al femminile è una piccola rivoluzione, che partendo dalla grammatica arriva molto lontano. A questo proposito abbiamo terminato la puntata con un consiglio di lettura: “Cosa faremo da grandi?” di Biemmi e Terranera, edito da Settenove Edizioni con il patrocinio dell’Unicef.

Ci hanno accompagnate i brani di Paolo Nutini, in concerto a Ferrara il 17 luglio.

Buon ascolto, potete ascoltare la puntata qui!

29 marzo 2015

Buon compleanno Frequenze di Genere!

di sciul

In questa puntata la redazione quasi al completo ripercorre il viale dei ricordi di questi anni di programmazione di Frequenze di Genere. Era il lontano marzo del 2011 quando le prime autrici iniziarono ad armeggiare negli studi di registrazione della radio, gli argomenti trattati sono ormai tantissimi e sono evolute anche le modalità di proporre i temi, le rubriche e la struttura delle puntate. Abbiamo rilanciato alcune puntate come quella sulla virilità, il ciclo sull’educazione, il ciclo sulle donne nel mondo del lavoro, le donne del risorgimento, le collaborazioni con “Non si tratta” e con la Libreria delle Donne di Bologna, la rubrica “Cult” e “Se vi dico femminismo”. Qual è la vostra puntata preferita? C’è qualche puntata che vi siete persi? Potete recuperare immediatamente sempre sul nostro blog.

Qui la puntata!

24 marzo 2015

“Lo zoning possibile” – Intervista a Vittoria Tola

di Komorebi

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In questa puntata Vittoria Tola, curatrice insieme a Francesco Carchedi e Ulf Stridbeck del libro “Lo zoning possibile” (ed. Franco Angeli) ci ha raccontato l’incontro tenutosi il 2 marzo presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, sviluppato in seguito alla proposta di Andrea Santoro, presidente del IX Municipio di Roma e promotore della delibera sullo zoning.

Insieme a Vittoria Tola abbiamo fatto chiarezza rispetto alle molte inesattezze riportate dai media a seguito della proposta, evidenziando poi i pareri diversi di amministratori e amministratrici e delle rappresentanti di associazioni che da anni lavorano con la prostituzione.

Cosa significa “zoning” e in che modo può essere sviluppato all’interno della normativa italiana? Che differenza c’è tra zoning e creazione dei cosiddetti “quartieri a luci rosse”? Quali i punti di vista di chi ha partecipato al dibattito e perché è mancata la voce di chi la prostituzione la esercita?

La puntata è qui, e voi, che ne pensate? Buon ascolto!

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